mercoledì 29 dicembre 2010
Arte contemporanea II: "Concetto spaziale: trasparenze"
lunedì 27 dicembre 2010
Arte contemporanea I: "Made in Dani" winter collection
mercoledì 22 dicembre 2010
Natale 2010

Dal cielo/
è la pietà
che il mondo
fa consistere.
(A. Zanzotto)
Auguri di cuore a tutte le amiche e gli amici piumati ed implumi!
venerdì 17 dicembre 2010
Rabbrividiamo...
Quanta brina, quanta brina
c'è sui campi stamattina!
Sembra zucchero in palline
E non son che goccioline
d'acqua scese giù dal cielo,
che s'incontrano col gelo.
(N. Oddi Azzanesi)
Questa filastrocca la ricordo a memoria dai tempi dell'asilo e la pubblico nel caso qualcuna delle ciose-maestre voglia rivendersela per far bella figura con i suoi allievi. La foto che l'accompagna l'ho scattata con sprezzo del pericolo (d'assideramento!) a un cespuglio nel cortile del mio condominio alle ore 8.45 quando il termometro segnava -7. Saluti intirizziti.
mercoledì 8 dicembre 2010
La manutenzione delle parole
"Immaginare un linguaggio significa, sempre, immaginare una forma di vita. Scrivere è, sempre, un'esplorazione allo stesso tempo di sé e del mondo, un viaggio di scoperta, una ricerca di senso, il gesto politico e rivoluzionario di chiamare le cose con il loro nome. Scrivere è essere qui".
Niente male, vero? Io ancora ci credo. Lo regalerò al mio capo...
PS. La foto è l'epigrafe dantesca sul muro del monastero di Fonte Avellana: a proposito di gente che scriveva sul serio!
mercoledì 1 dicembre 2010
Prima neve 2010
Come sapete, ho le mie debolezze...
Nonostante abbia impiegato quarantacinque minuti per percorrere due chilometri e mezzo in autobus, nonostante pare che nessuno venda gomme termiche per la mia auto, nonostante stamattina somigliassi pericolosamente all'omino della Michelin causa piumino-sciarpa-guanti-doposci d'ordinanza contro il freddo, nonostante un paio di carissime amiche mi detesteranno cordialmente per questo post, a me piace la neve!
lunedì 29 novembre 2010
Colui che è sopravvissuto
Da sabato scorso questo titolo spetta di diritto, oltre ad Harry Potter, anche al marito di Chiara, che, pur detestando di cuore le avventure del maghetto, si è sorbito, con dose minima di proteste, le quasi tre ore del penultimo film insieme alla gentile consorte e, quel che è peggio, insieme alle amiche della medesima, guadagnandosene perciò l'imperitura stima.Non mi sento di dare un giudizio sulla pellicola, per due motivi. Primo: a parte la mia ignoranza in materia cinematografica, è difficile essere obiettivi quando ormai, volente o nolente, ti sei affezionato a una storia e ai suoi personaggi: avrei difficoltà, ad esempio, anche a giudicare un episodio di Montalbano...
Secondo: qualunque cosa dicessi rischierei di esser presa a quadernate da Costi, la quale ha già annunciato che all'ultimo episodio (uscirà a luglio, se volete cominciare il conto alla rovescia...) sicuramente piangerà, perché segnerà, in qualche modo, la fine della giovinezza. Eh già, sono ormai 10 anni che questa saga accompagna la vita delle Ciose - alcune più appassionate, altre meno - ed è diventata nel tempo argomento di chiacchierate leggere (ogni tanto ci vogliono) e occasione per stare insieme. Un piccolo rito, insomma, sciocco finché si vuole, ma piacevole, come tutte le cose che servono a cementare un'amicizia.
Anche la nostra amicizia, senza dubbio, ha cambiato forma, tempi e contenuti in questi anni in cui ci siamo trasformate da studentesse (più o meno) spensierate in donne che lavorano, hanno mariti, fidanzati, figli e molti pensieri, ma in qualche modo cerca di resistere, come, del resto, quella tra Harry, Ron ed Hermione. O almeno così spero, a un anno quasi esatto dall'apertura di questo blog.
Per questo la presenza, l'altra sera, dell'eroico cavaliere ha avuto, almeno per me, un grande valore, perché ha testimoniato una visione inclusiva e non esclusiva dell'amore, nella quale si cerca non di estraniarsi ma, sia pure con fatica, di accogliere una persona con tutta la sua storia passata, comprese le amiche ingombranti con pessimi gusti cinematografici...
martedì 23 novembre 2010
L'isola di Michela
Credo di aver deciso di leggere Accabadora dopo aver visto la scena memorabile in cui l'autrice, Michela Murgia, ne dice quattro a Vespa, che aveva invitato il pubblico ad ammirare non la bravura, ma la scollattura di Silvia Avallone, un'altra che leggerò. Poi ho soprasseduto perché il mio comodino sta per cedere seppellito dai libri non letti; ma, sempre per gli strani casi di cui al post dell'11 ottobre, il libro è stato scelto per l'incontro di dicembre del circolo di lettura (di cui allo stesso post) e quindi è stato acquistato, letto in tre notti e riletto. E la naturale simpatia per questa sarda caparbia e arguta è andata crescendo. Quando poi ho messo il naso nel suo sito, dove raccoglie articoli e interventi su argomenti che vanno dalla politica alla religione, dalla sua isola alla condizione femminile, si è guadagnata, per quel che vale, la mia stima. Scrive bene, in una lingua asciutta e limpida con alle spalle la profondità del dialetto che, come dice "l'innominabile" (ma chissà di chi è la citazione), crea un legame più stretto tra le cose e le parole; e si è scelta una storia difficile, di solitudini che si incontrano, di malattia e morte, ma anche di crescita e scoperta di sè. Si parla, pensate un po', di scelte difficili, di giustizia e di verità; e non è poco, in un tempo che sparge banalità a piene mani. Ci sono personaggi ben costruiti e un finale geniale, che ha evitato di trasformare un bel romanzo in un'icona dell'eutanasia; e ci sono frasi illuminanti che, da sole, bastano a rendere memorabile il libro. Eccovene una breve, personalissima, antologia:
"Riemergere da se stessi è tanto più difficile quanto più si è profondi";
"Le colpe, come le persone, iniziano ad esistere se qualcuno se ne accorge";
"Bello come le sono a volte le cose cattive";
"Non tutte le cose si ascoltano per capirle subito";
"Nei primi anni di scuola, quando gli oggetti e il loro nome erano misteri non ancora separati dai misteri dell'analisi logica".
E poi una che a me ha divertito molto: "Il giorno del matrimonio di Bonacatta (Ndr: sorella maggiore della protagonista) successero due cose terribili, oltre alle nozze". Brava Michela, allora, e grazie.
mercoledì 10 novembre 2010
Donne al bivio
"Sei diventata filosofa""Cosa vuoi, alla mia età una donna non ancora sposata o diventa filosofa... o finisce in galera!"
(Da "Il visone sulla pelle" film del 1962 con Cary Grant e Doris Day)
La citazione è fatta a memoria, perché l'ho "orecchiata" ieri dopo pranzo mentre sparecchiavo, quindi non garantisco l'esattezza assoluta delle parole, ma il senso è quello.
Vi dirò, sono un po' indecisa su quale strada scegliere...
venerdì 5 novembre 2010
Scelte di tempo
Galline, secondo voi quando la sveglia del mio cellulare - la famigerata, l'implacabile, quella che anche in vacanza non ha mai perso un colpo e più di una volta ci ha destate attaccando "My fairy king", vecchia canzone dei Queen molto rock e molto molesta, ad ore molto mattutine - ha deciso di abbandonarmi? Ovvio! La prima volta in vita mia che dormo fuori per lavoro... Ho limitato i danni battendo ogni record di ricostruzione personale e di valigia: 12 minuti netti.
Ancora Genova, già citata in questo blog, ancora con un pass al collo che mi sono tolta soltanto sul treno del ritorno, mentre tenevo a bada - si fa per dire - l'attore (lo stesso del post del 31 maggio) che, respirata l'aria di mare, giustamente non voleva tornare a casa e minacciava di scendere ad ogni invitante fermata litoranea prima degli Appennini (di un rosa dolomitico nella luce autunnale). Sono persino riuscita a riportare a casa il cartellone 70X100 che ci ha ingombrato durante il viaggio. Però, quanto tempo è passato dall'ultima volta: io, Chiara e Valentina, universitarie in libera uscita tra un incontro e l'altro del convegno di Fuci in giro per piazze, fontane e carrugi, forse un po' più leggere di ora e, senza dubbio, più giovani.
Ah, il titolo del post è un pezzo di Ruggeri che, tra le altre cose dice: "quanto futuro vorrei nei momenti difficili".
Saluti frettolosi.
lunedì 1 novembre 2010
Delocazione. Chi era costei?
E va bene che halloween è appena passata, ma se, leggendo il titolo, avete pensato subito a sedute spiritiche o santi che appaiono in più luoghi contemporaneamente siete fuori strada. Questa bella parola l'abbiamo imparata ieri sera io e Co alla mostra di Claudio Parmiggiani. In genere nutro forti riserve nei confronti dell'arte contemporanea, vuoi perché la conosco poco e, si sa, ciò che non si conosce suscita sempre più paura che curiosità, vuoi perché a certi eccessi e a una diffusa rinuncia da parte degli artisti anche solo a tentare di creare bellezza io non mi ci so abituare, o perché non mi pare giusto che spesso si riduca l'arte (o il teatro) a una faccenda per pochi eletti che conoscono i (contorti) percorsi creativi dell'autore e inaccessibile a un pubblico medio. Questa volta, però, sono stata attratta dal titolo della mostra "Naufragio con spettatore", che mi ha evocato remoti ricordi scolastici: infatti è un saggio di Blumenberg dedicato a un'immagine di Lucrezio che la prof di latino e greco ci avrà citato cento volte. Anche le foto che sono girate in questi giorni sui media locali hanno contribuito ad aumentare la curiosità: dalla splendida barca a vela arenata in (o sostenuta da) un mare di libri al cappello pieno di farfalle. Così, in una domenica uggiosa che più non si può, armate di sana ignoranza, ci siamo infilate per i corridoi lindi del Palazzo del Governatore confidando nell'illuminante aiuto di qualche pannello esplicativo. Errore! Nessun pannello: solo una scarna brochure; e niente luce nelle stanze se non quella proveniente dall'esterno nella sera buia da ritorno all'ora solare, tutto per esplicita volontà dell'artista. Le installazioni sono posizionate nelle stanze vuote e guardate a vista dagli addetti al museo. Eppure è stato bello. Perché le opere - strane, buffe, a volte inquietanti - ci hanno detto qualcosa: il calco di un cuore posato sopra un libro aperto; il busto in gesso di una Venere classica con una sola farfalla variopinta posata proprio "lì" e, alla fine del percorso, la famigerata "Delocazione": l'immagine, o meglio, l'evocazione dell'immagine di una libreria ridotta ai soli contorni fatti, letteralmente, di fumo. Pare, infatti, che il nostro realizzi (fin dagli anni '70) queste strane opere posizionando oggetti contro le pareti e poi lasciando bruciare per una notte nella stanza copertoni e altre schifezze fumiganti; poi, toglie gli oggetti e la traccia che ne rimane è il "quadro". L'effetto è simile a quello, involontario, che si crea quando si sposta un mobile rimasto troppo a lungo nello stesso posto: un contorno fatto di polvere e tempo, il ricordo di qualcosa che, ci piaccia o no, è esistito e reclama la nostra attenzione. Noi, di solito, lo cancelliamo infastiditi con una mano di bianco, lui ne ha fatto una metafora, una presenza-assenza un poco malinconica, ma decisamente affascinante. Non sono un critico d'arte e ho confessato a inizio post la mia incompetenza, ma ringrazio l'autore (fino a ieri) a me ignoto che mi ha regalato - come dice Aristofane (oggi vado di classici!) - "profumo di intelligenza", che, nonostante tutto, vale più di una magnum di Chanel N°5!
Saluti culturali (tranquille, poi mi passa...)
mercoledì 27 ottobre 2010
Zucca vuota?!.. Niente paura!!

Care ciose, per riprendermi un po' dalla punta di amarezza del mio ultmo post, e per tener fede al punto 4 del nostro decalogo, torno a farmi viva con una ricetta dolce a prova di..zucca!! Infatti è proprio questo ortaggio il protagonista degli ultimi giorni del mese, in cui anche da noi ormai imperversano zucche vuote riempite con lumini e dotate di occhi e denti intagliati... Del resto ho letto che proprio nel nostro territorio si rivendica la paternità di questa tradizione celtica che, prima di giungere oltroceano, sarebbe passata dalle nostre parti... Comunque, ecco la ricetta della torta di zucca:
Ingredienti:
400 g di zucca cotta a vapore e passata al setaccio
400 g di farina
300 g di zucchero
200 g di burro morbido
3 uova intere
un cucchiaio di fecola
una bustina di lievito per dolci
un cucchiaino di cacao amaro
un bustina di vanillina
un bicchierino di maraschino (io preferisco usare un liquore all'amaretto)
Mescolate il burro con lo zucchero, aggiungete le uova, uno alla volta, unite la farina, la fecola, il lievito, la vanillina, la zucca setacciata, il cacao e il liquore.
Versate l'impasto in una tortiera imburrata e infarinata e cuocete nel forno a 180°C per 40 minuti.
Decorate poi a piacere con zucchero a velo, glassa oppure divertitevi a intagliare occhi e denti sulla vostra zucca dolce!
Niente paura e...buon appetito!!
PS: Cri, appena riesco a reperire un'immagine della torta te la mando per inserirla nel post! Grazie!
venerdì 22 ottobre 2010
Beata innocenza...
"Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto:
a essere contento senza motivo,
a essere sempre occupato con qualche cosa
e a pretendere con ogni sua forza
quello che desidera".
(Paulo Coelho)
Questa citazione è stampata a caratteri cubitali sulla porta d'ingresso di una delle scuole in cui insegno. Mi è piaciuta e ve la propongo al termine di un'altra settimana scolastica. E' passato poco più di un mese dall'inizio della scuola, ma in queste poche settimane ne ho viste di tutti i colori e parlo di adulti... Forse potrà sembrare che chi, come me, insegna a bimbi così piccoli abbia poca dimestichezza del mondo adulto; in parte è vero e me ne rendo conto, ma quando incontro "grandi" che si comportano peggio di bambini di tre anni non mi vergogno di essere ancora tanto innamorata di quell'età di beata innocenza, quando ancora si è capaci di giocare e lavorare insieme, di litigare ma anche di chiedersi scusa e fare la pace, di sognare e sentirsi felici, un po' incuranti dei problemi che ci circondano...!
Con l'augurio di settimane migliori, buon fine settimana a tutte!
a essere contento senza motivo,
a essere sempre occupato con qualche cosa
e a pretendere con ogni sua forza
quello che desidera".
(Paulo Coelho)
Questa citazione è stampata a caratteri cubitali sulla porta d'ingresso di una delle scuole in cui insegno. Mi è piaciuta e ve la propongo al termine di un'altra settimana scolastica. E' passato poco più di un mese dall'inizio della scuola, ma in queste poche settimane ne ho viste di tutti i colori e parlo di adulti... Forse potrà sembrare che chi, come me, insegna a bimbi così piccoli abbia poca dimestichezza del mondo adulto; in parte è vero e me ne rendo conto, ma quando incontro "grandi" che si comportano peggio di bambini di tre anni non mi vergogno di essere ancora tanto innamorata di quell'età di beata innocenza, quando ancora si è capaci di giocare e lavorare insieme, di litigare ma anche di chiedersi scusa e fare la pace, di sognare e sentirsi felici, un po' incuranti dei problemi che ci circondano...!
Con l'augurio di settimane migliori, buon fine settimana a tutte!
venerdì 15 ottobre 2010
Mestieri alternativi
Non so voi, ma io, che già faccio fatica a definire il mio lavoro, non avevo idea che esistesse qualcuno che fa il "Lettore ambulante". L'ho scoperto smanettando su internet e trovo sia assolutamente geniale. Il lettore ambulante in questione è una donna, si chiama Simonetta Bitasi e non abita neppure tanto lontano da noi, infatti è di Mantova. Ecco il sito: http://www.lettoreambulante.it/. Costi, se ti va bene il laboratorio a Fidenza puoi cambiare mestiere... In ogni caso, tanto di cappello!
Vi segnalo anche che tra i nostri lettori fissi si è aggiunta una gradita ospite, si chiama Benedetta Gargiulo, ha più o meno la nostra età, è una pubblicitaria, vive a Trieste (beata lei!) e tiene un delizioso blog dedicato alle pari opportunità sul quale io, qualche giorno fa, ho lasciato un commento. Che dire? Benvenuta e grazie!
Vi segnalo anche che tra i nostri lettori fissi si è aggiunta una gradita ospite, si chiama Benedetta Gargiulo, ha più o meno la nostra età, è una pubblicitaria, vive a Trieste (beata lei!) e tiene un delizioso blog dedicato alle pari opportunità sul quale io, qualche giorno fa, ho lasciato un commento. Che dire? Benvenuta e grazie!
lunedì 11 ottobre 2010
La strana solitudine dei matematici
Per una di quelle coincidenze che capitano ai lettori non occasionali, mi sono ritrovata ad affrontare, uno dopo l'altro, due libri che hanno a che fare con la matematica. Sto parlando de "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano, prestatomi da Costi, e de "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" di Mark Haddon, frutto di uno scambio con la vulcanica presidentessa di quella specie di circolo di lettura che frequento da circa un anno. Come avrete notato quando ci tocca dividere il conto della pizzeria, io ho un pessimo rapporto con la matematica, mia bestia nera a scuola, tanto che il mio insegnante di scienze alle superiori voleva regalarmi un pallottoliere. Temo, però, che il problema sia endemico tra le ciose, sebbene tra noi compaiano un ingegnere, una biologa e un'economista (le ultime due, a dire il vero, hanno scelto di fare altro nella vita). Per non parlare dei mariti/fidanzati, tra i quali prevalgono gli studi scientifici. Con loro, in particolare, mi scuso per la faziosità di questo post. Tornando ai libri dirò che non sono niente male: originali e ben scritti. In entrambi la matematica diventa un pretesto per guardare il mondo con occhi nuovi, oltreché una fonte di esempi, immagini e metafore tutt'altro che scontate. In entrambi, in particolare, i numeri primi diventano simbolo dell'alterità dei protagonisti: ragazzi a dir poco problematici. Immagino che gli autori abbiano scelto volutamente dei personaggi "al limite" per rappresentare in maniera eclatante le difficoltà che tutti incontriamo nella vita, nei rapporti con gli altri, nell'accettazione di una realtà spesso dura e alienante, zeppa di finzioni e compromessi; credo anche che la matematica, almeno nelle intenzioni, sia stata scelta come portatrice di valori positivi di ordine e razionalità, che aiuta, in qualche modo, queste sventurate creature a crearsi faticosamente un equilibrio. Forse, però, non si sono resi conto che, essendo il protagonista (o meglio, coprotagonista) della "Solitudine", un giovane autolesionista e quello de "Lo strano caso" un ragazzino autistico, tutti e due geni della matematica, la materia, alla fine, non ne esce benissimo... Il primo, oltretutto, rinuncia al grande amore della vita (o alla cosa che più gli somiglia) per rituffarsi nel suo algido tran tran di professore alllietato, forse, da un'amica occasionale. Certo, non si pretendeva l'happy end: in un contesto simile sarebbe stato quasi ridicolo. Il secondo, almeno, riesce a risolvere il giallo del titolo con tanto di colpo di scena e a superare un test d'ammissione all'università, ma mi piacerebbe sapere che bisogno c'era di piazzare una bella bestemmia in corso di testo. Insomma, i libri sono belli, ma se gli autori avevano intenzione di utilizzarli, tra le altre cose, per suscitare la passione, o comunque la curiosità per la matematica, temo abbiano sbagliato i conti: infatti ne esce un ritratto desolante dei cultori di questa materia che devono essere, come minimo, dei disadattati con manie distruttive ed autodistruttive e una decisa propensione all'infelicità. Grazie al cielo so che non è così, ma d'ora in avanti, se permettete, mi vergonerò un po' meno di contare ancora sulle dita.
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