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lunedì 3 febbraio 2014

Fairy tale for a fair actor

Oggi vado fuori schema.
Ricordate quando, tempo fa, pubblicai la favoletta della "Gallinella rossa"?
Ora beccatevela in inglese recitata da questa curiosa creatura dal cognome impronunciabile, strano viso, begli occhi e voce profonda…
Fa tutto un altro effetto, vero?
PS: Per Dani e Moki. Sì, è l'attore che fa il cugino un po' scemo ne "I segreti di Osage Country"...

martedì 25 dicembre 2012

Dolcissimi auguri

Dimenticatevi i cake designer che infestano la tv.
Qui si fa quel che si può, ma con affetto...
Auguro a tutti un dolcissimo Natale.
E anche un buonissimo 2013, già che ci siamo.

lunedì 27 dicembre 2010

Arte contemporanea I: "Made in Dani" winter collection

Le donne, si sa, anche quelle più insospettabili come le ciose, si fanno attrarre facilmente dalle cose che luccicano (vedi il post del 6 aprile 2010); ma poiché sono ciose, e non gazze ladre, l'attrazione non si traduce in un desiderio di possesso di gingilli costosi, ma diviene spunto creativo (vedi punto 9 del decalogo). Ecco perché la nostra Dani, al cospetto di una scatola di vecchi bottoni, anziché avviarli al riciclo della plastica (beninteso, dopo aver accuratamente selezionato quelli in legno, metallo e madreperla), se ne è lasciata affascinare e ha pensato di trasformarli in estrosi anelli. La cosa, cominciata per gioco, è diventata una vera e propria passione. La foto accanto, purtroppo, è mia, e non rende giustizia alla sua opera, ma vi garantisco che sono tutti quanti molto graziosi. Folk, vintage, etnici, easy o chic: ce n'è per tutti gli stili e tutte le occasioni. L'artista ha già provveduto gentilmente a rifornircene, con nostro grande piacere, e accetta incarichi su commissione anche per mercatini benefici e similari...almeno fino ad esaurimento della materia prima (o della pazienza). Gli anelli, inoltre, sono realizzati con un pratico elastico, che si adatta ad ogni zampa. Un'unica accortezza: non fate come me - ciosa distratta - toglieteveli prima di lavare i piatti!

lunedì 1 novembre 2010

Delocazione. Chi era costei?

E va bene che halloween è appena passata, ma se, leggendo il titolo, avete pensato subito a sedute spiritiche o santi che appaiono in più luoghi contemporaneamente siete fuori strada. Questa bella parola l'abbiamo imparata ieri sera io e Co alla mostra di Claudio Parmiggiani.
In genere nutro forti riserve nei confronti dell'arte contemporanea, vuoi perché la conosco poco e, si sa, ciò che non si conosce suscita sempre più paura che curiosità, vuoi perché a certi eccessi e a una diffusa rinuncia da parte degli artisti anche solo a tentare di creare bellezza io non mi ci so abituare, o perché non mi pare giusto che spesso si riduca l'arte (o il teatro) a una faccenda per pochi eletti che conoscono i (contorti) percorsi creativi dell'autore e inaccessibile a un pubblico medio. Questa volta, però, sono stata attratta dal titolo della mostra "Naufragio con spettatore", che mi ha evocato remoti ricordi scolastici: infatti è un saggio di Blumenberg dedicato a un'immagine di Lucrezio che la prof di latino e greco ci avrà citato cento volte. Anche le foto che sono girate in questi giorni sui media locali hanno contribuito ad aumentare la curiosità: dalla splendida barca a vela arenata in (o sostenuta da) un mare di libri al cappello pieno di farfalle. Così, in una domenica uggiosa che più non si può, armate di sana ignoranza, ci siamo infilate per i corridoi lindi del Palazzo del Governatore confidando nell'illuminante aiuto di qualche pannello esplicativo. Errore! Nessun pannello: solo una scarna brochure; e niente luce nelle stanze se non quella proveniente dall'esterno nella sera buia da ritorno all'ora solare, tutto per esplicita volontà dell'artista. Le installazioni sono posizionate nelle stanze vuote e guardate a vista dagli addetti al museo. Eppure è stato bello. Perché le opere - strane, buffe, a volte inquietanti - ci hanno detto qualcosa: il calco di un cuore posato sopra un libro aperto; il busto in gesso di una Venere classica con una sola farfalla variopinta posata proprio "lì" e, alla fine del percorso, la famigerata "Delocazione": l'immagine, o meglio, l'evocazione dell'immagine di una libreria ridotta ai soli contorni fatti, letteralmente, di fumo. Pare, infatti, che il nostro realizzi (fin dagli anni '70) queste strane opere posizionando oggetti contro le pareti e poi lasciando bruciare per una notte nella stanza copertoni e altre schifezze fumiganti; poi, toglie gli oggetti e la traccia che ne rimane è il "quadro". L'effetto è simile a quello, involontario, che si crea quando si sposta un mobile rimasto troppo a lungo nello stesso posto: un contorno fatto di polvere e tempo, il ricordo di qualcosa che, ci piaccia o no, è esistito e reclama la nostra attenzione. Noi, di solito, lo cancelliamo infastiditi con una mano di bianco, lui ne ha fatto una metafora, una presenza-assenza un poco malinconica, ma decisamente affascinante. Non sono un critico d'arte e ho confessato a inizio post la mia incompetenza, ma ringrazio l'autore (fino a ieri) a me ignoto che mi ha regalato - come dice Aristofane (oggi vado di classici!) - "profumo di intelligenza", che, nonostante tutto, vale più di una magnum di Chanel N°5!
Saluti culturali (tranquille, poi mi passa...)

domenica 10 gennaio 2010

Natale a Lilliput

Salve a tutte.
Questi weekend post festivi sono per me deleteri.
La scorsa settimana ho messo il naso nell'armadio constatando dolorosamente che non entro più in parecchi pantaloni.
Oggi dovrò decidermi a disfare albero & presepio il che mi mette sempre addosso una dose aggiuntiva di malinconia.
Mi consolo postando la foto (così imparo come si fa...) di un presepino realizzato con la pasta di mais dentro un mezzo guscio di pistacchio. Non è poi una gran cosa: ho sentito che a Napoli c'è un artigiano che è riuscito a farne uno in una lenticchia. Ecco, anche questa può esere un'idea, non so, nel caso ve ne fossero avanzate ancora dal veglione di Capodanno...
Buona domenica!