Visualizzazione post con etichetta Galline famose. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Galline famose. Mostra tutti i post

giovedì 18 dicembre 2014

Savage chickens


Lui disegna galline selvagge, ironiche e irriverenti, su post-it dal 2004: non siamo sole in questo spiumato universo!
Enjoy…
http://www.savagechickens.com




giovedì 20 novembre 2014

Galline spaventose

"Ygnacio aveva il terrore degli animali, meno che delle galline. Tuttavia, in campagna osservò da vicino una gallina viva, se la immagino cresciuta fino alla dimensione di una mucca, e si rese conto che era un drago molto più spaventoso di qualsiasi altro della terra o dell'acqua."
(Gabriel Garcia Marquez, Dell'amore e di altri demoni).

Letto nella sala d'attesa dell'ospedale. Perché avere un libro in borsa, a volte, è l'unico modo per sopravvivere…

Saluti latitanti.

mercoledì 6 agosto 2014

Gandalf & le galline

Per la serie "Galline al cinema", o, nel caso specifico, "Galline nel backstage", guardate che bella questa foto: è sir Ian McKellen, 75 anni, centinaia di ruoli all'attivo tra cinema e teatro, tra cui, appunto, Gandalf nel Signore degli anelli, "beccato" in una pausa della registrazione del suo prossimo film, nel quale interpreterà, se non ho capito male, nientemeno che Sherlock Holmes.
Sarò un po' di parte, ma lo trovo delizioso...

mercoledì 16 aprile 2014

Hai abbracciato la tua gallina oggi?

Scusate, ho un post quasi serio in sospeso da giorni, ma questa non potevo esimermi dal pubblicarla!
Una botta di tenerezza piumosa prima di Pasqua ci sta anche bene. Che dite?

martedì 8 aprile 2014

Hens on stage!

Oh, questa proprio non me l'aspettavo! Tanto che me ne sono uscita con un'esclamazione di stupore nel bel mezzo dell'autobus, guadagnandomi, tanto per cambiare, qualche più che giustificato sguardo di compatimento. Ma ne valeva la pena perché, leggendo il Coriolano di Shakespeare (se avete letto i post precedenti sapete che non è affatto una scelta casuale), ho trovato questi versi:

"Thou hast never in thy life
Show'd thy dear mother any courtesy,
When she, poor hen, fond of no second brood,
Has cluck'd thee to the wars and safely home,
Loaden with honor."


"Tu non hai mai, nella tua vita/ mostrato alla tua cara madre alcuna cortesia, / mentre lei, povera chioccia, che non si affezionò a una seconda covata, / ti ha accompagnato starnazzando alla guerra, e poi sicuro a casa,/ carico di onori."

Direi che sono perfetti per la nostra raccolta di "galline famose". E' la scena terza dell'atto quinto. A parlare è Volumnia, la madre di Coriolano, che da lei ha preso un caratterino alquanto indomito.
Per capirci, in una delle sue prime apparizioni, l'augusta matrona se ne esce con la seguente frase: "Ho un cuore poco malleabile come il tuo, ma ho un cervello che mi guida ad usare la mia rabbia per un vantaggio migliore".
Quindi, quando si definisce "povera chioccia", usando la parola "hen", proprio come noi in questo blog, non c'è molto da crederle. O meglio, diciamo che della chioccia, proprio come proviamo a fare noi, essa coglie gli aspetti migliori: è intelligente, decisa (a volte persino spietata) e capace di tener testa non solo al figlio, ma anche alla maggior parte degli uomini presenti sulla scena. E' ferocemente legata all'onore della sua famiglia, ma dotata di sufficiente buonsenso per sapere quando è il caso di rinunciarvi.
Niente male, no?
E bravo il vecchio Will!


giovedì 6 marzo 2014

Angry chickens!

Un'altra gallina letteraria, fanciulle piumate, da aggiungere alla nostra personale collezione di "colleghe" immortalate in libri, film, quadri e canzoni. In realtà si tratta di un pollo, ma non stiamo qui a cercare il pelo nell'uovo, su!
Scusate se ultimamente latito (ma potreste sempre rimediare anche voi, vero?!) e quando non latito mi do ai titoli anglofoni, millantando conoscenze che non ho; ma stavolta non ho resistito alla tentazione di parafrasare il famoso videogioco.
Basta con le premesse. Ecco la citazione.

"Era nervosa, aveva bevuto troppo, e i suoi occhi avevano la fissità un po' irosa di quelli di un pollo".
(John Fante, Chiedi alla polvere)

Siete mai state guardate da una gallina? Immagino di sì. A me è capitato spesso, soprattutto quand'ero bambina, e devo dire che la descrizione di Fante è perfetta: c'è qualcosa di buffo, infatti, in quell'occhiata dal sotto in su con il capo piegato un po' da un lato; ma c'è anche una certa fierezza, tanto che vien facile immaginare che, mentre tu guardi incuriosita lei ("Toh, una gallina!"), lei faccia più o meno lo stesso con te ("Toh, un essere umano"), ma viene anche il sospetto che lei, in realtà, stia pensando: "Va bene, sei grande e grossa, ma non credere di potermi fregare: non sono un'oca io, dopotutto!"
Tornando al libro, diciamolo: il protagonista, nonché narratore interno della storia, mi sta cordialmente antipatico, con le sue frustrazioni da aspirante scrittore squattrinato e nullafacente e, ancor di più, con il suo modo di interagire con le donne che, non si sa bene come, hanno la strana abitudine di entrargli in camera di notte senza nemmeno che lui glielo chieda, salvo poi essere trattate con qualcosa che sta tra l'idealizzazione sensual-letteraria e il più becero maschilismo.
Ok, mi rendo conto che è una recensione molto parziale e limitata di una delle opere più celebri della letteratura americana e ammetto che leggerlo mi ha incuriosito; ma a parità di amori strampalati, devo dire che preferisco molto di più (e capisco assai più facilmente) quello assoluto, poetico e distruttivo del povero Jay Gatsby di Fitzgerald, la cui sfolgorante e contraddittoria New York anni Venti è, a tutti gli effetti, coprotagonista del racconto.
Chissà perché ma gli amori impossibili finiscono sempre per attrarmi di più di quelli reali, forse perché sono gli unici in grado di restare immuni dall'abitudine e dalla disillusione. Purtroppo.
Saluti in punta di penna!

lunedì 3 febbraio 2014

Fairy tale for a fair actor

Oggi vado fuori schema.
Ricordate quando, tempo fa, pubblicai la favoletta della "Gallinella rossa"?
Ora beccatevela in inglese recitata da questa curiosa creatura dal cognome impronunciabile, strano viso, begli occhi e voce profonda…
Fa tutto un altro effetto, vero?
PS: Per Dani e Moki. Sì, è l'attore che fa il cugino un po' scemo ne "I segreti di Osage Country"...

martedì 23 luglio 2013

Galline & porcelli

Era da un po' che non si pubblicava una puntata della serie "Galline famose".
Poi stamattina sono entrata nella nuova libreria che mi hanno aperto (mannaggia!) a pochi metri dall'ufficio e che vende libri, cd e dvd sia nuovi che usati, e ne sono uscita, inevitabilmente, con un cd della mia ultima insana passione musicale (sto degenerando, tra un po' temo che comincerò a digerire persino l'heavy metal...) e con un librino di aforismi di Bruno Munari.
Sfogliandolo di soppiatto in ufficio ho trovato questa:

"L'uovo che stai mangiando
prima faceva parte della gallina.
Quanto c'è in noi
della gallina?
come sguardo
come modo di camminare
come comportamento?

Il prosciutto che stai mangiando
prima faceva parte del porcello.
Quanto c'è in noi
del porcello?
nel mangiare
nella traspirazione
nelle voglie?"

Capisco che l'associazione gallina & porcello non è granché lusinghiera, ma d'altra parte noi s'abita nella patria del prosciutto e, dunque, prendiamola con filosofia.
E chiariamo la nostra posizione citando un'altra lapidaria e arguta sentenza con cui l'amica Simona, molti anni fa, in un infame locale allora di moda tra gli adolescenti nel quale ci si poteva parlare da un tavolo all'altro con i telefoni, gelò un aspirante corteggiatore molesto: "Io cerco l'anima gemella, non l'anima porcella!"
Saluti di setole e piume...

lunedì 18 febbraio 2013

Il menestrello, l'uovo e la gallina


"C'è un posto uovo e uno gallina,
chissà dov'è.
Se non sai chi sia nato prima
dentro di te.
C'è un posto in pace e un posto in guerra,
chissà dov'è.
In piedi o tutti giù per terra,
dentro di te.
E un posto dove ci son io,
che cerco un posto tutto mio
lì di fianco a te!"


Era abbastanza ovvio che il ricciuto menestrello, francescano cantore di pulci d'acqua, cervi, lupi, uccelli e altre bestiole si ricordasse anche delle galline.
Le parole, in realtà, sono di Faletti, che come scrittore, diciamo così, sospendo il giudizio, ma come autore di canzoni va già meglio....
Saluti sempre più pennuti!

martedì 11 dicembre 2012

La gallina in giallo

Per la serie "galline famose" nel cinema, nell'arte e nella letteratura, ecco come inizia l'ultimo romanzo di Marco Malvaldi:

"Per capire bene che posto sia Montesodi Marittimo, la cosa migliore è riportare alcuni numeri.
Ottocentododici: è il numero degli abitanti del paese, il che mette gli esseri umani in netta minoranza rispetto al numero di galline (millesettecentoventisei) regolarmente censite in paese. E' una fortuna che, con l'eccezione della signorina Conticini, le galline non abbiano diritto di voto, altrimenti in paese molte cose cambierebbero."

S'intitola "Milioni di milioni" e, come i precedenti, è un giallo: protagonisti sono un genetista e un'archivista, spediti nel paesino toscano di cui sopra che, a dispetto del nome, è inerpicato su per una montagna, per scoprire come mai gli abitanti siano particolarmente forzuti. Nel bel mezzo di una eccezionale nevicata, che isola per alcuni giorni il villaggio, accoppano una vecchia maestra, che ospitava il genetista il quale, un po' per curiosità, un po' per evitare d'essere incolpato, s'improvviserà detective assieme alla collega di studi.
Il libro è piacevole, si legge in un pomeriggio e in alcuni punti fa ridere di gusto; leggero finché si vuole, ma non banale. Qua e là, Malvaldi si diverte a seminare qualche citazione letteraria e qualche riflessione spesso condivisibile, senza calcare la mano. E' un toscanaccio irriverente ed è pure uno scienziato, un chimico per la precisione, e non perde mai l'occasione per far fare pessime figure a preti e credenti in generale: a volte ci va giù pesante, a volte non gli si può dar torto; ma questo fa parte della sacrosanta libertà di un autore di inserire nelle sue storie ciò che pensa e ciò che gli piace ed è chiaro che se la gode parecchio a farlo. E lo capisco, anche quando non mi garba quel che dice.
L'abbiamo anche ascoltato dal vivo a Torino due anni fa, ricordate? E anche allora ci era piaciuto; io l'ho anche incrociato quest'estate a Langhirano al Festival del prosciutto, ma aveva appena finito di parlare (sigh): pare infatti che sia un estimatore della buona cucina, e anche questo si vede dai suoi libri, non solo in quello che ha dedicato all'Artusi. Una ragione di più per apprezzarlo, no?
Ve ne lascio un altro paio di spezzoni.

Margherita (la filologa) a Piergiorgio (il genetista) al termine di una accesa discussione: "La scienza trova la verità, va bene, ma devi ammettere che la letteratura aiuta a sopportarla".

Dialogo tra Piergiorgio e il sindaco di Montesodi: "Lei ha un vizio da cittadino. Dice sempre 'la gente'." Piergiorgio tacque, non sapendo cosa dire. "Sa cosa diceva un mio amico di Livorno? 'La gente, son persone'. Ecco, accetti un consiglio da politico: smetta di dire 'la gente'. Dica 'le persone'. Può sembrare una questione dialettica, ma non lo è, mi creda." "No, non credo che lo sia..." "La gente è stupida, le persone ragionano. La gente è indifferente, le persone ti aiutano. Oppure ti affogano, ma comunque interagiscono. Finché uno riesce a pensare agli altri come persone, a vederle come persone, riesce a non rimanere indifferente..."

Sì, proprio un bel librino.

venerdì 29 giugno 2012

"Allora lo farò io!" disse la gallinella rossa

Per la serie "galline famose" ecco una favoletta che fa parte dei miei ricordi d'infanzia. Credo sia originaria dell'Inghilterra. Protagonista è una gallina che sa il fatto suo. Devo averla riletta e ripetuta tante di quelle volte che a casa mia la frase che dà il titolo a questo post è ancora oggi usata quasi come un modo di dire, quando ci si rimpalla una faccenda particolarmente ingrata e qualcuno, in genere io, alla fine se la accolla di mala voglia.
La dedico alle ciose con prole, se vorranno raccontarla ai loro pulcini, e a Elis, che, invece, tra una chiacchiera e un occhio alla partita, ieri sera ci ha sfamato per benino e... non ci ha costrette a lavare i piatti!

Un giorno la Gallinella Rossa stava razzolando nel cortile della fattoria, quando trovò un chicco di grano.
"Chi vuol seminare il grano?" chiese. 

"Io no" disse l'anatra. 

"Io no" disse il gatto.
"Io no" disse il cane. 

"Benissimo", disse la Gallinella Rossa "allora lo farò io". 
E seminò il chicco di grano.


Dopo qualche tempo il grano divenne alto e maturo.
 "Chi vuol tagliare il grano?" chiese la Gallinella Rossa.

"Io no" disse l'anatra.

"Io no" disse il gatto.

"Io no" disse il cane.
 "Allora lo farò io" disse la Gallinella Rossa.
 E tagliò il grano.
 Poi disse: "Chi vuol trebbiare il grano?"
"Io no" disse l'anatra.

"Io no" disse il gatto.

"Io no" disse il cane.

"Allora lo farò io" disse la Gallinella Rossa. E trebbiò il grano.
 Quando il grano fu trebbiato, chiese:
 "Chi vuol portare il grano al mulino per farlo macinare?"
"Io no" disse l'anatra.

"Io no" disse il gatto.

"Io no" disse il cane.

"Allora lo farò io" disse la Gallinella Rossa. 
E portò il grano al mulino. 
Quando il grano fu macinato, chiese: "
Chi vuol fare il pane con questa farina?"
"Io no" disse l'anatra.

"Io no" disse il gatto.

"Io no" disse il cane.

"Allora lo farò io" 
disse la Gallinella Rossa. E impastò una bella pagnotta e la infornò.
 Quando fu cotta disse: "Chi vuol mangiare il pane?"

"Io voglio!" disse l'anatra.

"Io voglio!" disse il gatto.
 "Io voglio!" disse il cane.
"Oh, no!" disse la Gallinella Rossa: "Io ho seminato, io ho mietuto, io ho trebbiato, io ho portato il grano al mulino, io ho impastato e cotto il pane... allora lo mangerò io!" 
E, chiamati i suoi pulcini,
 divise il pane con loro.

Saluti fragranti.

PS: l'immagine è un vaso greco del VII-VI sec. a.C. Sarebbe un galletto, ma non sottilizziamo!

lunedì 12 marzo 2012

Giacomo, Guido e le galline

Ed ecco a voi la terza puntata del nostro viaggio artistico letterario tra i pennuti.
Poiché l'idea è venuta a Dani, mi sembra giusto pubblicare oggi questo post e dedicarglielo, nel giorno del suo compleanno.

Passata è la tempesta:
odo augelli far festa, e la gallina,
tornata in su la via,
che ripete il suo verso. Ecco il sereno
rompe là da ponente, alla montagna;
sgombrasi la campagna,
e chiaro nella valle il fiume appare.

(Giacomo Leopardi, La quiete dopo la tempesta, 1829)

"Una cocotte!..."
"Che vuol dire, mammina?"
"Vuol dire una cattiva signorina:
non bisogna parlare alla vicina!"
Co-co-tte... La strana voce parigina
dava alla mia fantasia bambina
un senso buffo d'ovo e di gallina...

(Guido Gozzano, Cocotte, 1909)

Che dire? Come abbiamo fatto a dimenticarci Leopardi, il grandissimo, l'austero, il dolente, che non si fa problemi a infilare una gallina nei primi versi di una delle sue poesie più famose. E come ho fatto io a dimenticarmi questa deliziosa associazione di idee di Gozzano che, come sapete, mi piace?
Chissà, ma ora eccoli qua, in compagnia di un quadro di Sargent, ovviamente a tema, e dell'augurio a tutte/i quante/i di una buona settimana e un abbraccio particolare a T., il quarto pulcino, che finalmente abbiam visto in faccia: due mesi e mezzo di simpatia e guance rotonde. Auguri anche a lui!
E benvenuta a Castagna, che si è iscritta al blog.

giovedì 5 gennaio 2012

Maestre & galline... in dialetto!

Galline, buon anno! L'avevo promesso molto tempo fa a un lettore di passaggio, giunto qui attratto da una mia frase sul dialetto parmigiano, che prima o poi avrei pubblicato una poesia di qualcuno dei nostri autori dialettali. Oggi, grazie a un libro estorto al papà di Dani (grazie!), mantengo l'impegno. Anche perché ne ho trovata una deliziosa, che parla di una maestra, il mestiere prevalente tra le ciose, e a un certo punto la paragona proprio a una ciosa. Dunque è perfetta anche per continuare il nostro gioco delle galline famose.
Trascriverla è stata una faticaccia e non garantisco la precisione al 100%, ma chiedo venia.
Per i non parmigiani che passassero di qua e fossero curiosi, nei commenti tento una traduzione. Anche quella prendetela con beneficio d'inventario...
Buona lettura!

La mè méstra ‘d primma
(Renzo Pezzani, Bornisi)

- La siora Camilla? – La vcen’na la s’volta.
- Son mi. – Siora méstra, s’arcordla ‘d Pessani?
E am scord ch’j ò compì du mes fa quarant’ani,
perché la mè méstra l’è colla ‘d na volta

vestida ‘d coton bianc e nigh’r, al caplén
äd vlu con la piumma ch’a tremma, un pò pläda,
la facia csì smorta e scarabociäda
in simma a la fronta da tri rissolén.

Chi tri rissolén, tri caprissi ‘d cavì,
ch’i päron al compit de ses d’un ragass
copiè con l’inciost’r e la penna perrì;
al nastor äd seda ch’agh stricca al col pass;

il man sens’anei; la crozen’na d’argenta
ch’agh casca davanti p’r un fil äd coton,
l’ombrela p’r al sol fata su cme un baston…
La m’guärda e l’aspeta ch’agh torna in-t-la menta.

- Pessani? Mo sì ch’a m’arcord. Che sajetta,
che birba, e che cör! Una volta…
- la siora
Camilla la m’studia da dent’r e de ‘d fora,
la m’vedda putén ch’a portäva la bretta.

- T’arcordot? Na volta t’si gnu coi to amigh
in scöla, co’ un grill… mo in do l’ävet catè?
A s’eren in scöla e parev’n in-t-un prè.
T’arcordot, baloss? Ma v’ho miss in castigh.

Che omm te ‘t si fat!
– La m’ vrè fär una dmanda.
Sui labor pontù cmè s’la vriss därm un bäz,
se al Sgnör l’aviss fata na spana pu granda,
la gh’à na parola da dir, mo la täz.

- E mi ‘n son mäi städa na vecia ch’ brangogna -
Dardè l’vintai ‘d piss, cme von ch’ diz na bozia,
la ridda e la sconda na vampa ‘d vargogna.
- M’ha sempor piazù a zugär a la stria. -

Vestida cmè adessa a l’arcord la mè méstra
zugär coi putén, na puten’na ch’ se sconda,
ch’ la corra, ch’ la scapa, ch’ la ciama e risponda
cmè na rondanen’na cascäda in palestra.

- E pu che una mama, na ciossa coi spron,
tutt j ani coväva quaranta poien.
Sinquant’ani ‘d scola, domila putén.
Am capita ‘d spes d’inconträr’n un qualcdon. –


‘M l’arcord in-t-la classa, seduda là in simma
la catedra nigra scotäda da un fiör,
cantär l’alfabeto, la mè méstra ‘d primma.
Un coro e una vöza: dil pegri e ‘l pastör.

- Dill volti ch’a preg a vrè dir al rosäri,
e rugh dapartutt pär sercär la coron’na;
am sbali, mo ‘l Sgnor ch’al me senta al pardon’na,
a digh l’alfabeto dal me silabäri;

e ‘gh mett dent’r al cör e pregh anca pär ti. –

La siora Camilla la m’ guärda. Do pocci
äd lägormi, sotta a chi quator cavì,
agh föga chj ocett chi foräven cme il gocci.

- Ad colli i s’ n’è ‘ndè, a n’è mort con la guera!
e mi tutti i gioron j a vagh a catär
in fila cmé in scöla, quatè da la tera.
Impär una fola e ‘gh la vagh a contär…

Bisogna ch’a vaga a comprärem dal pan…
T’ho vist tant vlontera! Fatt veder pu ‘d spess. –

La siora Camilla la m’ slonga la man:
sinch did sens’anei ch’a sa ancora un po’ ‘d gess.

- Co’ fät! Mo sit mat? – Gh’ò bazè cla manen’na
ch’a tremma ‘d vargogna e la m’ völ scäper via.
- Che cör, che sajetta! – La pär na puten’na,
la siora Camilla, ch’ zugäva a la stria.

martedì 22 novembre 2011

Da Ligabue a Pascoli


Per la serie "Galline famose", un quadro di Ligabue in cui due galletti si azzuffano per far colpo sulla bella gallinella.
A seguire bella poesia bucolica del Pascoli.

Galline

Al cader delle foglie, alla massaia
non piange il vecchio cor, come a noi grami;
che d'arguti galletti ha piena l'aia;
e spessi nella pace del mattino
delle utili galline ode i richiami,
zeppo, il granaio; il vin canta nel tino.

Cantano a sera intorno a lei stornelli
le fiorenti ragazze occhi pensosi,
mentre il granturco sfogliano, e i monelli ruzzano
nei cartocci strepitosi.

Myricae, l'ultima passeggiata