"Diffidate dei libri di cucina (anche del mio). Diffidate dei libri che trattano di quest'arte: sono la maggior parte fallaci o incomprensibili... al più al più... potrete attingere qualche nozione utile quando l’arte la conoscete". (Pellegrino Artusi)
Eccomi con un'altra delle mie ricette che, ne sono sicura, gettano nello sconforto la nostra Elis, la quale di cucina se ne intende davvero.
Chiedo scusa a lei e agli eventuali altri gourmet all'ascolto.
Succede che mi trovo in frigo una ricottina pericolosamente alle soglie della scadenza (ma, ovviamente, commestibile), un vasetto con due dita di marmellata di susine, che si chiede sconsolata quando qualcuno si deciderà a mangiarla, e delle perine stortignaccole raccolte nell'orto da papà.
Succede che è stata una domenica parecchio inconcludente e raddrizzarla con un dolce m'è parsa una buona idea.
Quindi, sulla mia solita base di pastafrolla (250 g di farina, 150 di zucchero, 100 di burro, un uovo, mezza bustina di lievito, un cucchiaio d'olio extravergine d'oliva e un pizzico di sale mescolati per bene) ho sistemato, nell'ordine:
- un velo di marmellata di susine (più o meno due cucchiai),
- uno strato di pere tagliate a fettine sottili (ne ho usate tre, ma erano davvero piccole),
- una cremina fatta con la suddetta ricottina (100 g) mescolata con un uovo e un cucchiaio di zucchero.
Poi ho infornato a 180 °C per circa 40 minuti.
Ha un suo perché...
Visualizzazione post con etichetta Cucina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cucina. Mostra tutti i post
lunedì 30 settembre 2013
lunedì 12 novembre 2012
Rosso smeraldo
Vi avviso: questo sarà un post sconclusionato, a cominciare dal titolo che però, per una volta, non è mio. Lo svarione cromatico, che, in realtà, ha qualcosa di poetico, è di Costi, che così ha descritto il colore intenso e luminoso di una pianta in veste autunnale avvistata in quel di Fontanellato.
Cercava di convincermi - mentre si assaggiavano con Dani, Moki e altra bella gente, pietanze multietniche a una cena di beneficenza - che, infondo, anche l'autunno ha il suo fascino, nonostante il freddo, la pioggia la nebbia e il buio che ti prende a tradimento a metà pomeriggio, ma, per una volta, non ne aveva bisogno: infatti ero reduce da un lungo giro in Valtaro per motivi di lavoro e, dopo 160 km tra boschi verdi, gialli, rossi e marroni, montagne con nuvole basse e squarci di sole abbagliante e fiume grigio azzurro e luccicante, me ne sono quasi convinta anch'io.
Finito il lavoro mi sono concessa una divagazione a Compiano, dove mi sono resa conto di non essere mai stata in vita mia. Era ora di pranzo e il paese era perfettamente deserto, fatta eccezione per un paio d'operai intenti a restaurare il castello e del prete che sgranava rosari facendo avanti e indietro per la sua chiesina in penombra. Ho passeggiato da sola per le stradette di ciottoli bianchi e neri in salita facendo finta di non avere mal di schiena, godendomi la luce di una strepitosa giornata novembrina, l'odore di legna bruciata, gli scorci di panorama tra le case e la bella sensazione di tempo altro e sospeso, che in Italia ti coglie appena esci dalle città (o anche dentro, a volte) e ti inoltri in luoghi sufficientemente antichi e silenziosi.
Vanno bene anche certi carrugi di Genova, sui quali si aprono a sorpresa vecchissimi antri polverosi di corniciai e restauratori, tra una bottega, un pub e un viavai vario e un filino equivoco.
"Hai idea di dove stiamo andando?" Mi ha chiesto a bruciapelo l'attore che mi accompagnava. Avevamo appena finito il primo dei tre laboratori che ci spettavano al Festival della Scienza ed eravamo in libera uscita. "Assolutamente no!" ho risposto. Tanto era la seconda volta che ci capitava di viaggiare insieme e già lo sapeva che sono in grado di perdermi ovunque.
"Laggiù c'è il mare". Ha indicato divertito, prima di ricominciare a zigzagare a sentimento con me al seguito per la città vecchia. Mi sono goduta la strana compagnia e il momento surreale, fingendo di non avere mal di gola.
Appartiene a quella categoria di persone con cui mi capita a volte di avere a che fare e con le quali so di non avere praticamente nulla in comune, ma poiché fanno mestieri interessanti e hanno molto letto, molto viaggiato e molto vissuto, starei volentieri ore a chiacchierare... se mi facessero un po' meno paura!
Prima della passeggiata (terminata al porto: aria gelida e tramonto rosazzurro dietro la Lanterna), siamo riusciti anche a visitare, in compagnia della fotografa che ha immortalato il nostro lavoro (il suo, più che altro...), la mostra di McCurry che, credo, meriti tutta la sua fama. Di fronte ai ritratti di vecchi e bambini scovati ai quattro angoli della terra (compresa la "celebre" ragazzina afgana dagli occhi verdissimi, ritrovata poi donna e rifotografata quasi vent'anni dopo), l'attore ha giustamente osservato che i visi più insignificanti e gli sguardi più inespressivi appartenevano a quelli dei pochi occidentali: segno che forse la nostra presunta civiltà non giova all'evoluzione della specie.
Retrocedendo a questo modo, dovrei anche raccontare della famigerata castagnata in campagna, accompagnata da chiacchiere, dolcetti e persino da una chitarra; ma è passato tanto tempo che ormai non vale la pena di dilungarci troppo.
Non mi resta che ammettere che aveva ragione Costi: era meglio far le caldarroste sul camino piuttosto che sul barbecue (vedi foto di Dani); ringraziare le partecipanti e dare a tutti la ricetta dei pattonini di papà, che hanno riscosso un discreto successo:
300g di farina di castagne;
3 o 4 cucchiai di zucchero;
la scorza grattugiata di un limone;
acqua tiepida q.b.
Sciogliete lo zucchero nell'acqua tiepida e mescolatelo alla farina di castagne quanto basta per ottenere una pastella liscia e piuttosto liquida, diciamo un po' meno di quella delle crepes. Se fa grumi, mettetevi il cuore in pace e passatela con un colino... Incorporate la scorza di limone e friggete a cucchiaiate in olio bollente.
Buon appetito, arrivederci e, visto che ci siamo, auguri a Simona!
Cercava di convincermi - mentre si assaggiavano con Dani, Moki e altra bella gente, pietanze multietniche a una cena di beneficenza - che, infondo, anche l'autunno ha il suo fascino, nonostante il freddo, la pioggia la nebbia e il buio che ti prende a tradimento a metà pomeriggio, ma, per una volta, non ne aveva bisogno: infatti ero reduce da un lungo giro in Valtaro per motivi di lavoro e, dopo 160 km tra boschi verdi, gialli, rossi e marroni, montagne con nuvole basse e squarci di sole abbagliante e fiume grigio azzurro e luccicante, me ne sono quasi convinta anch'io.
Finito il lavoro mi sono concessa una divagazione a Compiano, dove mi sono resa conto di non essere mai stata in vita mia. Era ora di pranzo e il paese era perfettamente deserto, fatta eccezione per un paio d'operai intenti a restaurare il castello e del prete che sgranava rosari facendo avanti e indietro per la sua chiesina in penombra. Ho passeggiato da sola per le stradette di ciottoli bianchi e neri in salita facendo finta di non avere mal di schiena, godendomi la luce di una strepitosa giornata novembrina, l'odore di legna bruciata, gli scorci di panorama tra le case e la bella sensazione di tempo altro e sospeso, che in Italia ti coglie appena esci dalle città (o anche dentro, a volte) e ti inoltri in luoghi sufficientemente antichi e silenziosi.
Vanno bene anche certi carrugi di Genova, sui quali si aprono a sorpresa vecchissimi antri polverosi di corniciai e restauratori, tra una bottega, un pub e un viavai vario e un filino equivoco.
"Hai idea di dove stiamo andando?" Mi ha chiesto a bruciapelo l'attore che mi accompagnava. Avevamo appena finito il primo dei tre laboratori che ci spettavano al Festival della Scienza ed eravamo in libera uscita. "Assolutamente no!" ho risposto. Tanto era la seconda volta che ci capitava di viaggiare insieme e già lo sapeva che sono in grado di perdermi ovunque.
"Laggiù c'è il mare". Ha indicato divertito, prima di ricominciare a zigzagare a sentimento con me al seguito per la città vecchia. Mi sono goduta la strana compagnia e il momento surreale, fingendo di non avere mal di gola.
Appartiene a quella categoria di persone con cui mi capita a volte di avere a che fare e con le quali so di non avere praticamente nulla in comune, ma poiché fanno mestieri interessanti e hanno molto letto, molto viaggiato e molto vissuto, starei volentieri ore a chiacchierare... se mi facessero un po' meno paura!
Prima della passeggiata (terminata al porto: aria gelida e tramonto rosazzurro dietro la Lanterna), siamo riusciti anche a visitare, in compagnia della fotografa che ha immortalato il nostro lavoro (il suo, più che altro...), la mostra di McCurry che, credo, meriti tutta la sua fama. Di fronte ai ritratti di vecchi e bambini scovati ai quattro angoli della terra (compresa la "celebre" ragazzina afgana dagli occhi verdissimi, ritrovata poi donna e rifotografata quasi vent'anni dopo), l'attore ha giustamente osservato che i visi più insignificanti e gli sguardi più inespressivi appartenevano a quelli dei pochi occidentali: segno che forse la nostra presunta civiltà non giova all'evoluzione della specie.
Retrocedendo a questo modo, dovrei anche raccontare della famigerata castagnata in campagna, accompagnata da chiacchiere, dolcetti e persino da una chitarra; ma è passato tanto tempo che ormai non vale la pena di dilungarci troppo.
Non mi resta che ammettere che aveva ragione Costi: era meglio far le caldarroste sul camino piuttosto che sul barbecue (vedi foto di Dani); ringraziare le partecipanti e dare a tutti la ricetta dei pattonini di papà, che hanno riscosso un discreto successo:
300g di farina di castagne;
3 o 4 cucchiai di zucchero;
la scorza grattugiata di un limone;
acqua tiepida q.b.
Sciogliete lo zucchero nell'acqua tiepida e mescolatelo alla farina di castagne quanto basta per ottenere una pastella liscia e piuttosto liquida, diciamo un po' meno di quella delle crepes. Se fa grumi, mettetevi il cuore in pace e passatela con un colino... Incorporate la scorza di limone e friggete a cucchiaiate in olio bollente.
Buon appetito, arrivederci e, visto che ci siamo, auguri a Simona!
lunedì 23 luglio 2012
Tarte aux abricots

Avete notato
anche voi quante albiccocche ci sono quest’anno? Bisogna assolutamente
approfittarne per una torta! Ma non una crostata, facciamo una tarte!
La ricetta
della tarte è semplicissima, ha tre soli ingredienti e a parte la cottura in
forno vi impegnerà al massimo per soli 10 minuti. Si prende una teglia che
possa andare anche sui fornelli, la si riempie per circa mezzo centimetro di
zucchero (anche meno se vi piace meno dolce o se i frutti sono già
particolarmente dolci!),e sopra vi si adagia la frutta denocciolata e ben
disposta in modo da riempirla senza lasciare spazi. Non mescolate la frutta sul
fuoco, è importante che la frutta resti ben disposta perché la torta andrà
servita capovolta. Dopo aver fatto
caramellare lo zucchero si ricopre la teglia con un disco di pasta sfoglia,
precedentemente bucherellato con una forchetta, cercando di rimboccare i bordi
come se fosse una coperta. La pasta sfoglia potete comprarla già fatta oppure
farvela in casa (io uso sempre la mia, lavorazione tutto burro!). Infornate a
170° fino a quando la pasta si sarà alzata e avrà assunto un bel colore dorato
(dovrebbero bastare 20 minuti). Aspettate almeno 5 minuti, in modo che il
caramello si consolidi, e capovolgete. E’ squisita tiepida.Questa torta se fatta con le mele al posto delle albicocche è un classico della pasticceria francese. L’ ho vista fare anche con le pere, quindi sperimentate pure altri tipi di frutta e fatemi sapere! A me piace molto con lo zucchero di canna.
Vi mando un abbraccio.
mercoledì 18 aprile 2012
Microcanederli (o maxipassatelli) d'emergenza
Ero quasi tentata d'imbarcarmi in un post celentanesco a proposito del merito di cui tanto oggi si parla, ma, per vostra fortuna, non sono dell'umore giusto. Dunque beccatevi una ricettina nata come al solito per caso domenica scorsa, quando il menu prevedeva brodino, però l'idea di mangiarci pastina non m'entusiasmava per niente. Sono riuscita a scacciare mio padre dalla cucina soltanto perché aveva l'influenza, ho aperto il frigo e ho incrociato gli emilianissimi passatelli con qualcosa di più alpino, forse perché avevo visto poco prima che è uscito il programma di Arte Sella. Il risultato è il seguente. Le dosi sono per tre persone.
Quattro cucchiai colmi di pangrattato, quattro cucchiai rasi di Parmigiano Reggiano, mezzo spicchio d'aglio, un uovo, due pizzichi di spezie miste, una fetta di spalla cotta (beh, se avete lo speck sarebbe meglio, ma io quella avevo in casa...) e, ovviamente, un buon brodo.
Scottate il pane con il brodo ben caldo, aggiungete il formaggio, l'aglio tritato fine fine, le spezie e l'uovo e mescolate bene. Tagliate a cubettini minuscoli la spalla cotta o chi per essa e aggiungete al composto, che deve risultare morbidino e un po' colloso. Poi, con due cucchiaini fate delle piccole quenelle (ho guardato su google come diavolo si scrive...) e tuffatele nel brodo bollente. Quando riemergono sono cotte.
Poco primaverile ma gradevole.
mercoledì 28 dicembre 2011
Semifreddo decisamente natalizio
E lasciamo stare il fatto che ancora sconto i postumi di una gastroenterite e a Natale ho mangiato cinque cappelletti che facevano il pediluvio (vergognandosene molto) in mezzo mestolo di brodo e una briciola di cappone lessato con un filo d'olio... Comunque, se in questi giorni vi è avanzato del torrone e non volete rovinarvi ponti e otturazioni vi do una ricettina. Inutile dire che è di una semplicità disarmante (se volete dell'alta cucina... non chiedetela a me!), però ai miei piace e spero piaccia anche a voi.
250 g di torrone friabile alle mandorle;
400 ml di panna fresca;
1 confezione di savoiardi morbidi;
1 moka da 4 di caffè.
Armatevi di pazienza e spezzettate finemente il torrone. Se riuscite a farlo a mano, vi ritroverete bricioline del suddetto appiccicate ovunque, ma il semifreddo sarà più croccante. Altrimenti andate di frullatore.
Fate il caffè, poi versatelo in un piatto fondo. Montate la panna a neve, mescolate panna e torrone, finché non avrete una crema piuttosto omogenea. Foderate uno stampo con i savoiardi morbidi tagliati a metà e intinti velocemente nel caffè e ricoprite con la crema al torrone. Mettete in frigo un'oretta prima di servire.
Varianti: se vi è avanzato del torrone ricoperto di cioccolato... la faccenda si fa molto più interessante. In mancanza, si può sopperire aggiungendo alla crema scagliette di cioccolato fondente.
Se vi è avanzato anche del pandoro, tagliato a pezzetti può sostituire egregiamente e assai più golosamente, la base di savoiardi. Se volete un effetto "pseudotiramisù", spolverizzate la superficie del dolce con cacao in polvere. Se volete farvi del male, invece, decoratelo con sottilissimi fili di crema al cacao (va bene anche la Nutella!).
Saluti zuccherosi...
250 g di torrone friabile alle mandorle;
400 ml di panna fresca;
1 confezione di savoiardi morbidi;
1 moka da 4 di caffè.
Armatevi di pazienza e spezzettate finemente il torrone. Se riuscite a farlo a mano, vi ritroverete bricioline del suddetto appiccicate ovunque, ma il semifreddo sarà più croccante. Altrimenti andate di frullatore.
Fate il caffè, poi versatelo in un piatto fondo. Montate la panna a neve, mescolate panna e torrone, finché non avrete una crema piuttosto omogenea. Foderate uno stampo con i savoiardi morbidi tagliati a metà e intinti velocemente nel caffè e ricoprite con la crema al torrone. Mettete in frigo un'oretta prima di servire.
Varianti: se vi è avanzato del torrone ricoperto di cioccolato... la faccenda si fa molto più interessante. In mancanza, si può sopperire aggiungendo alla crema scagliette di cioccolato fondente.
Se vi è avanzato anche del pandoro, tagliato a pezzetti può sostituire egregiamente e assai più golosamente, la base di savoiardi. Se volete un effetto "pseudotiramisù", spolverizzate la superficie del dolce con cacao in polvere. Se volete farvi del male, invece, decoratelo con sottilissimi fili di crema al cacao (va bene anche la Nutella!).
Saluti zuccherosi...
lunedì 20 giugno 2011
Crostata anarchica di lamponi
Passare dall'influenza all'insolazione nel giro di una settimana non era facile. Eppure ci sono riuscita! L'influenza era quasi inevitabile, visto il clima di questi ultimi 15 giorni: è stata breve ma intensa e mi ha lasciato ossa rotte e voce di naso. Per quanto riguarda l'insolazione, non pensate che io, con la scusa della convalescenza, mi sia concessa un weekend al mare: troppo banale; me la sono guadagnata ieri, in cortile, lavando ENTRAMBE le auto di famiglia in un impeto di masochismo. Risultato? Oggi sono bicolore: bianco crema davanti e rosso lampone dietro. In pratica somiglio alla crostata che mi sono inventata qualche giorno fa, quando ho scoperto che in frigo c'era una tazza di lamponi raccolti in campagna. Come tutte le mie ricette è tendenzialmente anarchica: fatta a occhio e a caso. Alla faccia degli chef che ho conosciuto per lavoro e mi hanno giurato che la pasticceria è una scienza esatta...
La base è la mia pasta frolla multiuso, ovvero: 250 g di farina, 150 g di zucchero, 100 g di burro, 1 uovo, mezza bustina di lievito vanigliato, 1 cucchiaio d'olio d'oliva, 1 pizzico di sale. Lo so che le ciose più cuoche di me inorridiranno, ma io mescolo insieme zucchero, farina, lievito e sale, poi aggiungo l'uovo, il burro a tocchetti e l'olio e lavoro con le mani finché non viene una pasta liscia e compatta. Poi lascio riposare. La copertura è composta da una crema pasticcera fatta in economia: 250 ml di latte, 50 g di zucchero, 1 cucchiaio abbondante di farina, 1 tuorlo, 2-3 scorzette di limone. Ho messo a scaldare il latte con le scorzette di limone e l'ho spento prima che bollisse; ho mescolato zucchero e tuorlo e aggiunto la farina, poi ho incorporato il latte e messo tutto sul fuoco, mescolando con pazienza finché la crema si è addensata. L'ho lasciata raffreddare un po'. Ho foderato la tortiera con la carta forno. Steso sopra la pasta frolla come per la crostata, bucherellandola con la forchetta. Poi ho messo uno strato sottile di crema pasticcera e mi son divertita a tuffarci uno ad uno i lamponi, semplicemente lavati e scolati. Poi ho infornato a 170°C per 40 minuti circa.
Poiché non sta bene giudicare da sé le proprie opere, dirò solo che è sparita in due giorni... vedete voi!
lunedì 31 gennaio 2011
La gallina sdentata
Amiche e amici del pollaio, come promesso mi accingo a pubblicare qualcosa di più frivolo (e goloso..) sul nostro blog! Parto, però, da un antefatto che proprio frivolo non è: da un paio di settimane , infatti, sono "sdentata", potrei dire anche "senza giudizio", nel senso che mi sono liberata di quel dente che mi aveva dato qualche problema negli ultimi anni. Sono consapevole che ci sono cose ben peggiori, ma conoscendomi e, quindi, meravigliandomi di me stessa, sono riuscita a non farmi prendere dal panico e a cogliere gli aspetti positivi della vicenda: essere a casa per tre giorni dal lavoro, guardare vecchi film in videocassetta e sperimentare in cucina ricette "morbide" da gustare senza masticare troppo. Allora via con tortini di patate, sformati di verdure, polenta con sughi vari e, soprattutto, dolci al cucchiaio!! Così ho sperimentato la ricetta che vi propongo oggi e che ho "inventato" dopo aver curiosato su vari libri di cucina: la crema cotta all'arancia con salsa di cioccolato.
Ecco gli ingredienti per 6 persone:
per la crema: 1 litro di latte, 8 tuorli, 9 cucchiai rasi di zucchero, 7 cucchiai di farina, una bustina di vanillina, la scorza di un'arancia non trattata, un bicchierino di liquore all'arancia.
Per la salsa: 200 grammi di cioccolato fondente, 70 grammi di latte.
Mescolate in una ciotola i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto cremoso, poi unite poco alla volta la farina setacciata e il liquore. A parte mettete il latte in un pentolino con la scorza dell'arancia e la vanillina. Portate a ebollizione il latte e, quando bolle, versate il composto di uova, zucchero e farina e cuocete per 2-3 minuti. Versate la crema in 6 coppe e lasciate raffreddare. Intanto sciogliete il cioccolato in un pentolino con il latte e versate la salsa ottenuta sulla crema e servite quando è fredda.
Con l'augurio che i vostri denti siano sempre in perfetta salute, buon appetito!!
Ecco gli ingredienti per 6 persone:
per la crema: 1 litro di latte, 8 tuorli, 9 cucchiai rasi di zucchero, 7 cucchiai di farina, una bustina di vanillina, la scorza di un'arancia non trattata, un bicchierino di liquore all'arancia.
Per la salsa: 200 grammi di cioccolato fondente, 70 grammi di latte.
Mescolate in una ciotola i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto cremoso, poi unite poco alla volta la farina setacciata e il liquore. A parte mettete il latte in un pentolino con la scorza dell'arancia e la vanillina. Portate a ebollizione il latte e, quando bolle, versate il composto di uova, zucchero e farina e cuocete per 2-3 minuti. Versate la crema in 6 coppe e lasciate raffreddare. Intanto sciogliete il cioccolato in un pentolino con il latte e versate la salsa ottenuta sulla crema e servite quando è fredda.
Con l'augurio che i vostri denti siano sempre in perfetta salute, buon appetito!!
mercoledì 27 ottobre 2010
Zucca vuota?!.. Niente paura!!

Care ciose, per riprendermi un po' dalla punta di amarezza del mio ultmo post, e per tener fede al punto 4 del nostro decalogo, torno a farmi viva con una ricetta dolce a prova di..zucca!! Infatti è proprio questo ortaggio il protagonista degli ultimi giorni del mese, in cui anche da noi ormai imperversano zucche vuote riempite con lumini e dotate di occhi e denti intagliati... Del resto ho letto che proprio nel nostro territorio si rivendica la paternità di questa tradizione celtica che, prima di giungere oltroceano, sarebbe passata dalle nostre parti... Comunque, ecco la ricetta della torta di zucca:
Ingredienti:
400 g di zucca cotta a vapore e passata al setaccio
400 g di farina
300 g di zucchero
200 g di burro morbido
3 uova intere
un cucchiaio di fecola
una bustina di lievito per dolci
un cucchiaino di cacao amaro
un bustina di vanillina
un bicchierino di maraschino (io preferisco usare un liquore all'amaretto)
Mescolate il burro con lo zucchero, aggiungete le uova, uno alla volta, unite la farina, la fecola, il lievito, la vanillina, la zucca setacciata, il cacao e il liquore.
Versate l'impasto in una tortiera imburrata e infarinata e cuocete nel forno a 180°C per 40 minuti.
Decorate poi a piacere con zucchero a velo, glassa oppure divertitevi a intagliare occhi e denti sulla vostra zucca dolce!
Niente paura e...buon appetito!!
PS: Cri, appena riesco a reperire un'immagine della torta te la mando per inserirla nel post! Grazie!
venerdì 16 aprile 2010
Consoliamoci
La turnata di compleanni di marzo-aprile si è ufficialmente conclusa.Prossimo appuntamento a giugno.A tutte le ciose con un anno in più sulla cresta dedico idealmente (non ne è rimasta più neppure una briciola) le due torte che ho preparato per addolcire il passaggio: a sinistra la cioccolatina, a destra una crostata di mirtilli. Auguri ipercalorici.
mercoledì 24 marzo 2010
Torta Principesca
Care ciose! Abbiate pazienza, ho anocra poca dimestichezza nello scrivere post sul nostro blog...
Spero di potermi esercitare meglio quando avrò il computer a casa (in realtà c'è già ma il cavo per la connessione dovrebbe arrivare sabato!)... Intanto volevo proporvi un'idea per allietare ancora di più nostri lieti eventi di primavera! Eh sì, tra non molto, infatti, invecchierà anche la sottoscritta (sob!), ma è giusto che rimanga dentro di noi la vitalità e la voglia di giocare dell'infanzia! Perciò, unendo la mia passione per i film d'animazione e l'amore per la cucina, niente è meglio di una "Torta principesca di compleanno" ispirata al mio cartone preferito, La Bella Addormentata nel bosco. Ovviamente non essendo dotata di bacchetta magica come la fatina del film, ho provato a farne una versione più semplice, di soli due strati...
Cominciamo: mescolate in una ciotola 450 g di farina, 450 g di zucchero, mezzo cucchiaino di sale e una bustina di lievito per dolci. Aggiungete 220 g di burro e lavorate fino aquando il composto avrà l'aspetto di briciole di pane. Unite poi 120 g di latte, una bustina di vanillina (o aroma vaniglia liquido) e 5 albumi e lavorate bene. Imburrate e infarinate due teglie rotonde, suddividete l'impasto nelle due teglie e fate cuocere nel forno preriscaldato a 170 °C per circa 30 minuti (verificate comunque la cottura inserendo uno stuzzicadenti nella torta). Estraete le torte dalle teglie e lasciatele raffreddare. A parte preparate la glassa facendo sciogliere a bagnomaria 240 g di cioccolato bianco con 50 g di burro; aggiungete 500 g di panna liquida ed eventulamente un po' di sciroppo di lampone o di menta per colorare la glassa di rosa o di verde. Sovrapponete le due torte e decoratele con la glassa a piacere, secondo la vostra fantasia!
Beh, anche se siamo in Quaresima, mi sembra giusto rimpolpare la sezione Cucina che, come ha fatto notare Cri, è ingiustamente sguarnita! Mea culpa... imparerò anche a inserire le immagini!!!
Allora, che dire...provateci anche voi, ci vuol pazienza, ma viene bene e se vi ispira, organizzeremo al più presto una mega festa di compleanno per assaggiarla insieme!!!
Spero di potermi esercitare meglio quando avrò il computer a casa (in realtà c'è già ma il cavo per la connessione dovrebbe arrivare sabato!)... Intanto volevo proporvi un'idea per allietare ancora di più nostri lieti eventi di primavera! Eh sì, tra non molto, infatti, invecchierà anche la sottoscritta (sob!), ma è giusto che rimanga dentro di noi la vitalità e la voglia di giocare dell'infanzia! Perciò, unendo la mia passione per i film d'animazione e l'amore per la cucina, niente è meglio di una "Torta principesca di compleanno" ispirata al mio cartone preferito, La Bella Addormentata nel bosco. Ovviamente non essendo dotata di bacchetta magica come la fatina del film, ho provato a farne una versione più semplice, di soli due strati...
Cominciamo: mescolate in una ciotola 450 g di farina, 450 g di zucchero, mezzo cucchiaino di sale e una bustina di lievito per dolci. Aggiungete 220 g di burro e lavorate fino aquando il composto avrà l'aspetto di briciole di pane. Unite poi 120 g di latte, una bustina di vanillina (o aroma vaniglia liquido) e 5 albumi e lavorate bene. Imburrate e infarinate due teglie rotonde, suddividete l'impasto nelle due teglie e fate cuocere nel forno preriscaldato a 170 °C per circa 30 minuti (verificate comunque la cottura inserendo uno stuzzicadenti nella torta). Estraete le torte dalle teglie e lasciatele raffreddare. A parte preparate la glassa facendo sciogliere a bagnomaria 240 g di cioccolato bianco con 50 g di burro; aggiungete 500 g di panna liquida ed eventulamente un po' di sciroppo di lampone o di menta per colorare la glassa di rosa o di verde. Sovrapponete le due torte e decoratele con la glassa a piacere, secondo la vostra fantasia!
Beh, anche se siamo in Quaresima, mi sembra giusto rimpolpare la sezione Cucina che, come ha fatto notare Cri, è ingiustamente sguarnita! Mea culpa... imparerò anche a inserire le immagini!!!
Allora, che dire...provateci anche voi, ci vuol pazienza, ma viene bene e se vi ispira, organizzeremo al più presto una mega festa di compleanno per assaggiarla insieme!!!
sabato 20 marzo 2010
Biscotti!
500 g di farina; 300 g di zucchero; 200 g di burro; 2 uova; 1 cucchiaio d'olio; 1 bustina di lievito; scorza grattugiata di 1 limone.
Per evitare di ripulire l'intera cucina, anzichè fare la "fontana" sul tagliere, mescolo farina, zucchero e lievito in una terrina. Poi aggiungo il burro tagliato a tocchetti, le uova, l'olio e la scorza di limone e impasto per benino. Per l'effetto "bicolore" aggiungo a una parte della frolla un cucchiaio di cacao in polvere o, meglio ancora, 2/3 quadrati di cioccolata grattugiata. Stendo la sfoglia alta mezzo centimetro e gioco con gli stampini. Dispongo su una teglia con la carta forno e cuocio per 10 minuti circa a 170 C.
E meno male che siamo in Quaresima...
venerdì 29 gennaio 2010
Ricetta!!
Care ciose! Finalmente vi raggiungo con il mio ultimo esperimento culinario..! Vi dico che ha avuto un grande successo, quindi, se non conoscete già questa ricetta, provatela subito!!
TORTA DI MELE E COCCO
Ingredienti:
90 g di burro
90 g di zucchero
3 uova
la scorza grattuggiata di un limone
90 g di farina di cocco
140 g di farina bianca
1/2 cucchiaio di lievito
3 mele renette
Lavorare il burro ammorbidito e lo zucchero fino a ottenere una crema morbidissima. Aggiungere uno alla volta i tuorli e poi la scorza di limone finemente grattuggiata e metà della farina di cocco. Amalgamare gli ingredienti incorporando la farina setacciata con il lievito e, per ultimi, gli albumi montati a neve. Versare il composto in uno stampo imbirrato e infarinato.
Sbucciare e affettare le mele e premere le fette sulla superficie dell'impasto. Spolverizzare con la farina di cocco rimasta e cuocere per 45 minuti nel forno già caldo a 180 °C.
Buon appetito a tutte!!
TORTA DI MELE E COCCO
Ingredienti:
90 g di burro
90 g di zucchero
3 uova
la scorza grattuggiata di un limone
90 g di farina di cocco
140 g di farina bianca
1/2 cucchiaio di lievito
3 mele renette
Lavorare il burro ammorbidito e lo zucchero fino a ottenere una crema morbidissima. Aggiungere uno alla volta i tuorli e poi la scorza di limone finemente grattuggiata e metà della farina di cocco. Amalgamare gli ingredienti incorporando la farina setacciata con il lievito e, per ultimi, gli albumi montati a neve. Versare il composto in uno stampo imbirrato e infarinato.
Sbucciare e affettare le mele e premere le fette sulla superficie dell'impasto. Spolverizzare con la farina di cocco rimasta e cuocere per 45 minuti nel forno già caldo a 180 °C.
Buon appetito a tutte!!
Iscriviti a:
Post (Atom)

