giovedì 12 agosto 2010

La differenza

Penso e ripenso: - Che mai pensa l'oca
gracidante alla riva del canale?
Pare felice! Al vespero invernale
protende il collo, giubilando roca.
Salta starnazza si rituffa gioca:
né certo sogna d'essere mortale
né certo sogna il prossimo Natale
né l'armi corruscanti della cuoca.
- O pàpera, mia candida sorella,
tu insegni che la Morte non esiste:
solo si muore da che s'è pensato.
Ma tu non pensi. La tua sorte è bella!
Ché l'esser cucinato non è triste,
triste è il pensare d'esser cucinato.

(Guido Gozzano, La via del rifugio)

C'è una ragione per cui ho pubblicato questa citazione di un altro dei "miei" poeti; oh, se c'è una ragione; ma, scusate, non ve la dico!

mercoledì 4 agosto 2010

Ciose vagabonde

Dato che, se non si fosse già capito dai post più recenti, una delle passioni delle ciose sono i viaggi (soprattutto quando si trasformano in rocambolesche avventure!...) e dato che, per molte di noi si avvicina, o è da poco passato, il tempo delle vacanze, faccio capolino nel blog per farvi conoscere una nostra simile, degna compagna di viaggio, una vera e propria ciosa vagabonda.
Si tratta di "Camilla la gallina" (testo di A. Pandini, disegni di M. Mariani), un personaggio che compare da più di un anno in un fumetto su un giornalino per bambini (che leggo spesso non solo per deformazione professionale..!)
"Camilla la gallina se ne andava per il mondo perché non credeva che fosse tondo". Così recitano gli amici di Camilla la gallina all'inizio di ogni sua nuova avventura. Ciò che colpisce di questo personaggio è la sua curiosità e il suo irrefrenbile desiderio di scoprire il mondo, che la portano a superare la sua natura goffa e impacciata. Camilla si ritrova così nella savana a guardare le stelle insieme al leone e alla giraffa, ad attraversare il mare sul dorso di una balena e il deserto sulla groppa del dromedario... Fa amicizia con il castoro, lo struzzo, il canguro e il koala nella lontana Australia. Trova belli e ricchi di fascino incontri con animali pericolosi, come il cobra e il coccodrillo, ed è perfettamente a suo agio in luoghi poco ospitali come il deserto dell'Africa, "dove la luna sembra più grande e la notte è tutta una festa di voci"... Perché in fondo quello che scopre Camilla è che "il mondo è bello, ma è ancora più bello farlo sapere agli amici".
Allora, buon viaggio, Camilla, e buone vacanze cioseche a tutte!

P.S.: per pubblicare il ritratto di Camilla la gallina ricorrerò a Cri, che sa come inserire le immagini... abbiate pazienza.. ;)

La Cina è vicina...

Precisamente è a Milano; almeno fino al 5 settembre, quando chiuderà la mostra "I due imperi" a Palazzo Reale.
E' la seconda volta che vado a Milano in luglio e la trovo sorprendentemente luminosa: cielo blu con nuvolette bianche e una brezza quasi marina a spazzar via il torrido che sale dall'asfalto. La facciata del Duomo, appena restaurata, è di un bianco abbacinante che fa male agli occhi e bene al cuore.
Non so a voi, ma a me il capoluogo lombardo piace. Sospetto sia merito delle persone che me l'hanno fatta scoprire: i cavalieri milanesi dagli occhi chiari che trascinarono me e Dani sul tetto del Duomo, la filosofa bionda appassionata di libri, montagne e caffè e la coraggiosa "parigina" che ha accompagnato me e Costi in questa spedizione transpadana e che ringrazio di cuore. La nostra gita prevedeva un "pellegrinaggio" alla Libreria dei ragazzi, dove ero stata un paio d'anni fa per lavoro e dove avevo promesso fin da allora di accompagnare Costi. La libreria è un'isola fornita di ogni ben di Dio fatto di parole per bambini e insegnanti. La mia compagna d'avventura, previdente, si era portata uno zainetto e lo ha riempito. Io mi sono limitata ad acquistare le filastrocche di Rodari, amico e maestro di Roberto Denti, fondatore della libreria.
Seconda tappa alla mostra, che proponeva il confronto tra impero cinese ed impero romano. Bella. Anche se i reperti romani, almeno secondo me, non erano eccelsi e avremmo preferito un allestimento "in parallelo" e non due stanze di reperti romani, poi due di cinesi e così via. Comunque meritava una visita, non foss'altro per l'emozione di trovarsi di fronte una delegazione di guerrieri di terracotta. Sì, proprio quelli. Solenni e severi nelle loro forme stilizzate eppure così vivi. Bellissimo il gesto dell'ufficiale: un palmo rivolto a terra e l'altra mano che stringe il braccio un poco sopra il polso, lo sguardo dritto davanti a sé; struggente il balestriere inginocchiato con le mani a serrare un'arma che non c'è più. Ma ancora più incredibili sono gli oggetti della vita quotidiana, uguali attraverso i secoli e le civiltà a testimoniare un'umanità comune che a me sempre commuove. Saluti interculturali!

venerdì 30 luglio 2010

Archi paralleli e concolori


Senza parole (ma con citazione dantesca).
Parma, 29 luglio 2010, ore 20.00 circa.

PS. Scusate, non c'entra nulla con le righe precedenti, ma non mi va di moltiplicare i miei post (ne scrivo già anche troppi), quindi aggiungo qui una pensiero. Ringrazio Dani per avermi segnalato il bell'articolo articolo di Covacich (un altro triestino, accidenti! Il Friuli mi tenta oggi come mi tentava un mese fa il Trentino... e questo mi preoccupa) sulla strage di Duisburg (a chi interessa ecco il link: http://archiviostorico.corriere.it/2010/luglio/26/nel_Tunnel_co_9_100726024.shtml). Lo scrittore sostiene che, dopotutto, è naturale - e prezioso - credersi immortali da giovani. Temo abbia ragione: io non l'ho mai creduto, per questo, forse, a volte, sono così stanca...

PPS. Costi, ti prego, pubblica la saga degli sms fantasy. Questo blog ha urgente bisogno di qualcosa di allegro!

venerdì 23 luglio 2010

La pazienza dei bagnasciuga a Ferragosto

La mattina è iniziata molto male e mi consolo come posso con un post fatto di parole di altri, perché le mie, oggi, meno le uso meglio è. Sono le parole che mi sono risuonate in testa lo scorso weekend quando, finalmente, ho rivisto il mare. Cominciamo.

"Puoi dire sempre 'mia' di una città di mare" (Marco Paolini, Bestiario italiano)
"Le Cinque terre sono un atto di fede" (Paolo Rumiz, L'Italia in seconda classe)
"Fine si può scrivere sulla carta, ma non sul mare" (Roberto Piumini, La sposa nel faro)
"E il mare è cenerino/ trema dolce inquieto/ come un piccione" (Giuseppe Ungaretti, Levante)

Anche il titolo del post è una citazione di "Due parti di idrogeno per una di ossigeno" dei Mercanti di liquore, ascoltata per la prima volta ieri a tarda notte. Grazie a F.

giovedì 15 luglio 2010

Le ciose del terrore

Avevo dimenticato il titolo
So che tra le ciose il cinema horror non è apprezzato (e questa è una cosa sana, del resto), io invece ammetto che fin da piccola ho provato una gran curiosità per questo filone cinematografico, accompagnata anche da una bella fifa se riuscivo a scorgere qualche scena, magari dell'"Esorcista", quando lo trasmettevano tardi in tv. Questa sorta di attrazione/repulsione per i film del terrore è materia di psicoanalisi e non mi va di lambiccarmicisivi troppo.
Circa sei anni fa ho scoperto una manna: ai Giardini di San Paolo, allo scoccare di ogni torrida estate, parte la rassegna gratuita (!!!) "I giardini della Paura", dove vengono proiettati e "riesumati" film horror vecchi e nuovi, d'autore e non, spesso e volentieri splatter e schifidi, che richiamano immancabilmente frotte di gente, prevalentemente giovani, che vanno a occupare ben prima che il film cominci tutti i posti disponibili, incuranti degli olezzi canini che si sono accumulati durante il giorno.
Il bello di questa rassegna consiste nello scenario suggestivo e misterioso in cui si svolge e nelll'atmosfera informale che fa prorompere in risate o applausi il pubblico intero di fronte a scene di film esagerate e comiche che hanno per vittime personaggi veramente improvvidi e goffi. Del resto il senso dell'ironia accompagna spesso questo genere cinematografico.
Vengo al punto, la rassegna è partita anche quest'anno e ieri sera è stato proiettato il gustoso film di Sam Raimi "Drag me to Hell". Mercoledì prossimo (21 luglio, ore 21.30) ci sarà invece un film del 1962 "I racconti del terrore", tratto da E.A. Poe.
Quale ciosa coraggiosa e un po' incosciente oserà presentarsi all'appuntamento?

martedì 13 luglio 2010

meglio tardi che mai

Ci sono? Mi vedete? Son entrata anch'io o sto parlando al vento? Se mi sentite, mi presento: son Daniela, credo l'ultima ciosa a iscriversi nel blog, questo non per mancanza di interesse, bensì per catastrofica carenza di capacità tecnico-informatiche. Ma infine la Cri mi ha irretito, ed eccomi qui... Ora non so bene che dire, ma penso che interverrò ancora prima o poi, quando avrò visto quache film interessante o sarò stata in un posto nuovo, o semplicemente per attenuare le sfuriate della Cri, o per scriverne di mie! Per ora vi saluto, molto orgogliosa di me per il fatto che mi state leggendo, vero?

E' complicato, fulgida stella!

Lo scorso weekend ho fatto il pieno di film romantici e, quel che è peggio, è che ho pure contribuito a sceglierli. Da entrambi, però, diversissimi tra loro per storia, ritmo e stile e ambientati in epoche lontane, sono uscita con lo stesso amaro in bocca. "Bright Star", della Champion è un drammone dalla confezione elegante, ma dalla storia inconsistente che racconta l'amore platonico e tragico tra il poeta John Keats e la sua musa agli inizi dell'Ottocento. "E' complicato", invece, è la classica commedia americana con protagonista la sempre brava Meryl Streep colta da un imprevisto ritorno di fiamma per l'ex marito. Da dove viene, allora, l'amaro in bocca? Soprattutto dal comportamento, molto tipico, di due personaggi maschili: l'amico di Keats che lo ospita, lo deride per la sua passione impossibile e poi... seduce e mette incinta la servetta (un classico!); e il marito della Streep (cioè del personaggio che lei interpreta), che non si fa problemi a ritornare con lei nonostante abbia sposato una donna più giovane perché, infondo, la considera sempre roba sua. E' questa idea dell'amore come possesso che non riesco proprio a tollerare: un'idea che pare valicare i secoli e che entra di prepotenza anche nella cronaca recente, zeppa di uomini che ammazzano le loro ex. Perché? Forse perché mentre le donne si sono evolute, si sono rese consapevoli del loro valore e della loro dignità di persone, che va oltre il ruolo di mogli e di madri, si ha spesso l'impressione che gli uomini, sotto sotto, siano rimasti fermi all'età della pietra; e che dietro il più elegante dei corteggiatori ci sia sempre il prode cacciatore, che nasconde tra le rose un nodoso bastone con cui tramortirti per bene, caricarti sulle spalle, rinchiuderti nella sua caverna e poi sussurrarti sensuale "Tu sei mia": un complimento che, dopotutto, è una minaccia. Sto esagerando? Lo spero di cuore! Ma se i film romantici mi fanno quest'effetto forse è meglio che mi decida ad accompagnare Dani a vedere un horror...

PS: Ieri sera una cassiera del supermercato mi ha chiesto se ero veneta. E no, basta! E' una persecuzione!

martedì 6 luglio 2010

Era una notte che pioveva

Care galline, sappiate che è solo per dovere di cronaca che mi accingo a scrivere questo post, ma ne avrei fatto volentieri a meno. Come alcuni già sanno, una buona percentuale di noi ha trascorso una mini vacanza in Val di Fassa. Siamo rincasate ieri sera e, tutto sommato, dovrei dire che è andata bene: abbiamo visto paesaggi d'aria e luce, percorso sentieri da cui potevi immaginare di veder sbucare da dietro una curva Heidi, Annette, o Cappuccetto Rosso; ammirato boschi di velluto e cime tanto arcigne quanto attraenti; scoperto che il ladino ha qualche affinità con il parmigiano; gustato specialità locali e non (sperimentando gli effetti collaterali del brodo al brandy); e, soprattutto, siamo tornate a casa sane e salve; e la cosa non era affatto scontata, visto che guidavo io. Però, dal momento che la vacanza, almeno per me, era soprattutto una scusa per ascoltare dal vivo Marco Paolini e che lo spettacolo, in pratica, non l'abbiamo visto, mi concederete un po' di magone. Dopo nemmeno 15 minuti dall'inizio del prologo, i nuvoloni, che ci avevano accompagnato per tutta la lunga e faticosa ascesa fino al rifugio del Vajolet, hanno cominciato a rovesciarci addosso acqua, grandine e fulmini, costringendo anche l'imperturbabile attore, che fino ad allora se ne era rimasto tranquillo su un masso in giacca e camicia (mentre noi eravamo intabarrati in plaid e k-way), a interrompere il racconto. Il rientro alla base è stato buio, umido, freddo e complicato con tanto di attraversamento di una scaletta gettata a mo' di ponte su un tratto di strada inondato da un ruscello (con Costi che continuava a ripetere: "quando lo racconterò a casa non ci crederanno"). Un'avventura da ricordare,insomma. Però, quella serata me l'immaginavo un po' diversa: la coccolavo da mesi e l'ho inseguita superando le complicazioni che pare non possano fare a meno di presentarsi ogni volta che metto il naso fuori di casa. Infondo chiedevo soltanto un'ora d'incanto con un attore che sa evocare mondi con le parole e ha uno strano fascino che prescinde dall'età, dalla bellezza e forse persino dalla simpatia (pare infatti che non abbia un buon carattere, ma anch'io non scherzo...). Quindi, nonostante tutti non facciano altro che ripetermi, giustamente, che è stata una bella esperienza fatico un po' a convincermene. Forse perché quel piccolo sogno sfuggito a un passo dal realizzarsi è andato ad ingrossare le fila già ben nutrite delle delusioni; e la rabbia sciocca per una cosa futile è, in fin dei conti, un grido di ribellione contro la teoria che, nella vita, bisogna solo portare pazienza. Passerà e, tra qualche giorno, non sobbalzerò più se qualcuno mi nominerà l'Alaska, i cani da slitta e Jack London. Nel frattempo non dite che non vi ho avvertiti...

sabato 26 giugno 2010

Rivedrem le foreste imbalsamate...

Come sapete sono mediamente melomane, ovvero, quando posso, senza spendere un capitale e senza fare code antelucane per prendere i biglietti, vado all'opera. Non che non mi facciano ridere certe situazioni surreali e il linguaggio improponibile (vedi sopra) che vorrebbe esser aulico e spesso, suo malgrado, suona comico; ma tant'è: è una passione che devo ai miei genitori e mi piace coltivarla. Per questo erano anni che sognavo di andare, una volta nella vita, all'Arena di Verona. Venerdì, complice un'amica di famiglia, ci sono riuscita. Mi sono seduta anch'io sui gradini di pietra poco anatomici e surriscaldati tra orde di tedeschi in sandali d'ordinanza ad aspettare che calasse il sole e iniziasse lo spettacolo. Ho acceso anch'io la mia brava candelina e sperato che non tirasse il vento a portarsi via le voci. L'acustica, infatti, è quella che è ma l'insieme è notevole. Che opera ho visto? Nel caso non fosse chiaro dalla foto, la prima a cui si pensa quando si immagina un'opera all'Arena di Verona (forse per colpa dei ricordi scolastici delle gite all'Italia in Miniatura...): l'Aida.
Saluti musicali.

mercoledì 23 giugno 2010

Il segreto dei suoi occhi

Ogni tanto fa bene seguire i consigli di un’amica cinefila e andare a vedere qualcosa di diverso dai soliti blockbuster che a me, lo confesso, di solito piacciono, perché hanno il vantaggio di farti passare un paio d’ore in un altro mondo in cui hai la certezza che anche le situazioni più intricate si aggiusteranno: si chiama “giustizia poetica” ed è antica e meravigliosa. Dicevo, però, che ogni tanto è bello incappare in qualcosa di diverso, come “Il segreto dei suoi occhi”: pellicola argentina che ha vinto l’Oscar come miglior film straniero. E’ un bel giallo con intrecciate due storie d’amore e sullo sfondo la confusa situazione politica degli anni ‘70. Che non sia un film americano te ne accorgi dalle facce degli attori: non superdivi patinati (anche se al loro paese sono famosi), ma gente di mestiere con la giusta mescolanza di rughe e fascino; dai ritmi lenti, dalla non eccessiva insistenza sui particolari truculenti e, forse, anche dal modo garbato e dolente di trattare l’amore: quello assoluto e disperato del marito della donna uccisa, che rinuncia alla propria vita per inseguire un’originale vendetta, e quello negato e sospeso dei due protagonisti: la giudice di buona famiglia e il modesto impiegato, fatto di sguardi e discorsi interrotti che, alla fine, dopo 25 anni, troverà il suo compimento ma, beninteso, fuori dal film, come accadeva nelle vecchie commedie...

giovedì 17 giugno 2010

Cose sinistre

Un post brevissimo per riequilibrare un poco la botta di malumore del precedente.
Un paio di giorni fa, buttando un occhio alle domande di un quiz televisivo, ho appreso questa verità fondamentale: da una ricerca di un'università australiana pare che, udite udite, I MANCINI GUIDINO MEGLIO!
Lo so, lo so, anche a me (soprattutto a me...) la cosa puzza un po' di fanta-scienza, ma l'importante è crederci.
Saluti patentati.

lunedì 14 giugno 2010

Cerco un paese innocente

In nessuna/ 
parte
/ di terra/ 
mi posso/ 
accasare
A ogni/ 
nuovo/ 
clima/ 
che incontro/ 
mi trovo/ 
languente/ 
che
/ una volta/ 
già gli ero stato/ 
assuefatto
E me ne stacco sempre
/ straniero
Nascendo/ 
tornato da epoche troppo/ 
vissute
Godere un solo
/ minuto di vita/ 
iniziale
Cerco un paese innocente

E questo è Giuseppe Ungaretti, "un ermetico che si fa capire" secondo la definizione di un illuminato manager d'azienda con cui ho avuto a che fare per lavoro. E' solo per dire che io questo paese continuerò a cercarlo. Anche quando persino le persone più care mi dimostrano che gli ideali vanno bene fintanto che non si devono mettere alla prova e che, per la paura, vera e dolorosa, di restar soli, ci si può anche tappare il naso e accettare qualche compromesso. E va bene. Lo so anch'io che per stare al mondo occorre adeguarsi e che, forse, è meglio così. Lo so che le torri d'avorio prima o poi crollano e starci dentro non paga. Ma perché imporre anche agli altri le proprie decisioni come se fossero le uniche giuste e possibili?
Cerco un paese innocente. In cui si sta insieme semplicemente per il piacere di confrontarsi e conoscersi tra persone libere e limpide le une con le altre. Senza imposizioni dall'esterno, senza sotterfugi, secondi fini e doppi sensi. Io l'ho provata un paio di volte questa sensazione e sarò grata per sempre alle persone a cui la devo anche se, forse, mi hanno rovinato la vita. Dunque da qualche parte questo paese esiste e, finché ne avrò la forza, scusate, non voglio niente di meno.

mercoledì 9 giugno 2010

L'avventura su misura

Galline vagabonde, ieri sera le vostre colleghe danzanti (o presunte tali) sono andate alla cena di fine corso e, chiacchierando con le compagne, hanno scoperto che una di esse, che dall'aspetto esteriore avremmo potuto tranquillamente identificare come una commessa modaiola, in realtà fa l'assistente sociale e d'estate si concede tre settimane di vacanze spartane e avventurose in posti che più spersi non si può. Noi che (esclusa Dani) impieghiamo dai due mesi ai due anni tra la scelta di una meta e l'effettiva - e ansiogena - partenza, l'abbiamo ascoltata ammirate. Però, dopo lo sconforto iniziale nel constatare il mio poco coraggio e le mie molte paranoie, ho cercato di farmene una ragione. Dopotutto non c'è niente di male ad essere viaggiatrici poco esperte e poco avventurose, perché così tutto può diventare un'avventura, anche la Gardesana occidentale con la sua serie interminabile di strette gallerie stillanti umidità e salnitro percorsa sfidando il divieto materno; e non si corre il rischio di stancarsi di superare, un passo alla volta, i propri piccoli limiti, né di sentirsi arrivate o soddisfatte. Vi pare poco, in un tempo in cui le quindicenni son già donne vissute che hanno visto mezzo mondo e provato di tutto e le nostre coetanee son disfatte e melanconiche come poeti maledetti? Teniamocele care, allora, benché a volte sia davvero faticoso, le nostre insonnie da giorno prima del viaggio, il brivido sotto la coda quando sediamo su un'auto per percorrere più di 100 km in una volta sola, l'abitudine di sognare a lungo le mete e immaginarle prima di raggiungerle. E' un modo per non rinunciare alla meraviglia che, diceva Aristotele, è la molla che fa nascere la filosofia...