giovedì 17 giugno 2010

Cose sinistre

Un post brevissimo per riequilibrare un poco la botta di malumore del precedente.
Un paio di giorni fa, buttando un occhio alle domande di un quiz televisivo, ho appreso questa verità fondamentale: da una ricerca di un'università australiana pare che, udite udite, I MANCINI GUIDINO MEGLIO!
Lo so, lo so, anche a me (soprattutto a me...) la cosa puzza un po' di fanta-scienza, ma l'importante è crederci.
Saluti patentati.

lunedì 14 giugno 2010

Cerco un paese innocente

In nessuna/ 
parte
/ di terra/ 
mi posso/ 
accasare
A ogni/ 
nuovo/ 
clima/ 
che incontro/ 
mi trovo/ 
languente/ 
che
/ una volta/ 
già gli ero stato/ 
assuefatto
E me ne stacco sempre
/ straniero
Nascendo/ 
tornato da epoche troppo/ 
vissute
Godere un solo
/ minuto di vita/ 
iniziale
Cerco un paese innocente

E questo è Giuseppe Ungaretti, "un ermetico che si fa capire" secondo la definizione di un illuminato manager d'azienda con cui ho avuto a che fare per lavoro. E' solo per dire che io questo paese continuerò a cercarlo. Anche quando persino le persone più care mi dimostrano che gli ideali vanno bene fintanto che non si devono mettere alla prova e che, per la paura, vera e dolorosa, di restar soli, ci si può anche tappare il naso e accettare qualche compromesso. E va bene. Lo so anch'io che per stare al mondo occorre adeguarsi e che, forse, è meglio così. Lo so che le torri d'avorio prima o poi crollano e starci dentro non paga. Ma perché imporre anche agli altri le proprie decisioni come se fossero le uniche giuste e possibili?
Cerco un paese innocente. In cui si sta insieme semplicemente per il piacere di confrontarsi e conoscersi tra persone libere e limpide le une con le altre. Senza imposizioni dall'esterno, senza sotterfugi, secondi fini e doppi sensi. Io l'ho provata un paio di volte questa sensazione e sarò grata per sempre alle persone a cui la devo anche se, forse, mi hanno rovinato la vita. Dunque da qualche parte questo paese esiste e, finché ne avrò la forza, scusate, non voglio niente di meno.

mercoledì 9 giugno 2010

L'avventura su misura

Galline vagabonde, ieri sera le vostre colleghe danzanti (o presunte tali) sono andate alla cena di fine corso e, chiacchierando con le compagne, hanno scoperto che una di esse, che dall'aspetto esteriore avremmo potuto tranquillamente identificare come una commessa modaiola, in realtà fa l'assistente sociale e d'estate si concede tre settimane di vacanze spartane e avventurose in posti che più spersi non si può. Noi che (esclusa Dani) impieghiamo dai due mesi ai due anni tra la scelta di una meta e l'effettiva - e ansiogena - partenza, l'abbiamo ascoltata ammirate. Però, dopo lo sconforto iniziale nel constatare il mio poco coraggio e le mie molte paranoie, ho cercato di farmene una ragione. Dopotutto non c'è niente di male ad essere viaggiatrici poco esperte e poco avventurose, perché così tutto può diventare un'avventura, anche la Gardesana occidentale con la sua serie interminabile di strette gallerie stillanti umidità e salnitro percorsa sfidando il divieto materno; e non si corre il rischio di stancarsi di superare, un passo alla volta, i propri piccoli limiti, né di sentirsi arrivate o soddisfatte. Vi pare poco, in un tempo in cui le quindicenni son già donne vissute che hanno visto mezzo mondo e provato di tutto e le nostre coetanee son disfatte e melanconiche come poeti maledetti? Teniamocele care, allora, benché a volte sia davvero faticoso, le nostre insonnie da giorno prima del viaggio, il brivido sotto la coda quando sediamo su un'auto per percorrere più di 100 km in una volta sola, l'abitudine di sognare a lungo le mete e immaginarle prima di raggiungerle. E' un modo per non rinunciare alla meraviglia che, diceva Aristotele, è la molla che fa nascere la filosofia...

lunedì 31 maggio 2010

Chiamatemi Ernestina

Carissime,
per l'ennesima volta il capo mi ha detto che gli ricordo sua nonna. Ora, la cosa non è del tutto un complimento né propriamente un offesa. Pare, infatti, che nonna Ernestina, che lo ospitava a Bologna nei suoi anni da universitario bohemien, fosse una donna solida e paziente, un punto di riferimento, insomma; e questo non può che lusingarmi. Ma, come tutte le nonne era anche rigida e brontolona e, soprattutto, vecchia! Contando che io ho 15 anni meno del mio capo la faccenda risulta un poco surreale. Quel che è peggio è che non è la prima volta che mi capita una cosa del genere: alle elementari i compagni mi chiamavano "la nonna", per via di certi foulard che mia madre mi infliggeva per scampare alle otiti. Mentre un paio d'anni fa un attore cinquantenne che, bontà sua, si prestò a interpretare un salumiere-gourmet un po' folle per un laboratorio didattico, alla fine della rappresentazione, quando mi intromisi sulla scena portando i "diplomi" di fine corso da distribuire ai bambini, lui, forse per vendicarsi del ruolo che gli era toccato, mi presentò come la sua bisnonna: uno dei personaggi strampalati che comparivano nel racconto. Insomma, pare sia una persecuzione o, meglio, un destino. Effettivamente mi rendo conto di essere nostalgica, smemorata, timorosa dei cambiamenti e assai più attratta dal passato che dal futuro come si dice che siano i vecchi. Poi, a differenza di quel che, invece, si dice dei giovani, credo di aver smesso a cinque anni di credermi immortale... Dunque rassegniamoci. Però, per favore, nonostante l'attacco alla Melville per fare un po' di scena, non chiamatemi Ernestina!

lunedì 24 maggio 2010

Pagine, chiodi e vascelli

"Non esiste un vascello veloce come un libro

per portarci in terre lontane
né corsieri come una pagina

di poesie che si impenna -
questa traversata

può farla anche il povero

senza oppressione di pedaggio

tanto è frugale 
il carro dell’anima".

(Emily Dickinson)

"Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico"
(Centochiodi, Ermanno Olmi)

Carissime, ieri era la giornata del libro.
Per celebrare (in ritardo) l'evento e tener fede al secondo punto del nostro decalogo, ecco due citazioni agli antipodi. Tra l'una e l'altra scorre, mi pare, la gioia impalpabile del lettore adulto, che, anche quando riesce a immedesimarsi, come un bambino, tra pagine che riempiono il cuore, sollevano l'anima, curano (talvolta provocano o accompagnano...) spaesamenti e solitudini, in un angolo della sua mente sa quanto siano fragili le parole di fronte alla brutalità, feroce o dolcissima, delle cose.
Un pensiero.

lunedì 17 maggio 2010

Certe notti...

...se sei fortunato e hai un'amica appassionata di danza con uno zio immannellato al Regio, riesci a sederti in platea a vedere lo spettacolo che dà il titolo al post con lo sconto riservato alle scuole di danza. E il fatto è che, tutto sommato, visto che frequentiamo un corso, la bugia non è neppure troppo grossa, ma a me fa comunque sorridere. Come sapete non ne capisco molto di danza, né vista, né tantomeno praticata, però l'allestimento non mi è parso affatto male. Da discreta fan di Ligabue, colonna sonora delle imprese dell'Aterballetto, avrei forse preferito, anziché le versioni live delle canzoni, con tanto di applausi e cori del pubblico, quelle registrate in studio, più pulite e legate le une alle altre; perché a volte mi è sembrato che il rumore di fondo lasciasse i ballerini soli a muoversi su un brusio confuso, o su un silenzio un poco imbarazzante, piuttosto che su una musica; ma forse l'effetto di spaesamento era voluto. Non so. E mi piacerebbe conoscere il parere di Meg in proposito. In ogni caso resto sempre piena d'ammirazione per l'antica abilità dell'uomo di creare bellezza con quanto ha intorno o, semplicemente, con il suo stesso corpo. Peccato che, troppo spesso, sia capace dell'esatto contrario...

venerdì 14 maggio 2010

Lasciate ogni speranza o voi che entrate...

Galline! Una notizia flash: non so bene nemmeno io come, ma sono riuscita a inserire il contatore gratuito shiny stat nel blog, per monitorare quante persone (ovviamente non quali, che sarebbe ancor più interessante...) transitano per il nostro pollaio. Lo trovate laggiù a sinistra. Se sono riuscita nell'impresa significa che una mente contorta e un po' di scongiuri (ho incrociato le dita prima di dare l'ok alla modifica) sono utili anche quando si ha a che fare con i computer. Alla faccia dei cultori della tecnologia pura!

martedì 11 maggio 2010

Per vie traverse

"Non basta un navigatore satellitare. I luoghi vanno cercati, corteggiati, raggiunti, con errori o digressioni, altrimenti escono dalla memoria" (Paolo Rumiz, La leggenda dei monti naviganti)

Scusate. Ancora una citazione di Rumiz. Lo so che è la terza, ma non capita spesso di trovare, in qualcosa che si legge, una convinzione che si cova in silenzio senza sapere bene come esprimerla, tradotta in parole così limpide: la dimostrazione che perdersi, a volte, non è poi così male. D'accordo, lui lo fa per scelta, io per mancanza di senso d'orientamento, ma il brivido, la sorpresa, la meraviglia, credo, siano le stesse. Ed è una bella consolazione.

PS: D'accordo con Co, ho inserito la foto di una nostra degna "antenata". Ho anche cambiato leggermente il titolo dell'elenco di libri (riuscite ad aggiungere i vostri?). Spero non vi dispiaccia. Altrimenti, come d'accordo, nessun problema a fare modifiche. Saluti disorientati.

martedì 4 maggio 2010

Figli di carta

Seconda botta di egocentrismo. Evidentemente il blog ha questi effetti collaterali. Per mitigarli, credo, sarebbe bello che le voci delle altre ciose, che hanno di sicuro tante cose interessanti da condividere, non rimanessero confinate nel loro pollaio, ma spiegassero le ali sul web. Comunque. L'immagine allegata è il numero zero di un giornalino per bambini e ragazzi uscito da poco insieme al Gambero Rosso. E' un po' figlio mio e, anche se è ancora in rodaggio, farlo è stata un'esperienza importante. Stiamo già lavorando al secondo (cioè al primo) numero, per il quale ho avuto la possibilità di visitare - con al collo un memorabile pass per la stampa - "Squisito!", la fiera del gusto che si tiene a San Patrignano. Sì, proprio quel San Patrignano. Cosa ricordo? A parte la pioggia infame e l'avventuroso rientro, due sguardi. Quello azzurro, consapevole di sé, ma anche sorridente e sornione del famoso chef che ha cucinato per noi assieme alla figlia (o viceversa); e quello nero, luminoso e orgoglioso di Pietro: un ragazzo ospite della comunità, che ci ha accompagnato in giro per questo posto immenso e bellissimo raccontandoci qualcosa del suo non facile percorso di vita. Gli auguro ogni fortuna, credo proprio che se lo meriti. Saluti giornalistici

PS: Auguri a Chiara e Filippo per il loro primo anniversario. Incredibile? davvero è già passato un anno? A me non sembra, e a voi?
PPS: Dani, vogliamo sapere tutto del tuo viaggio. Di persona, senza dubbio, e via web se ti va...

martedì 27 aprile 2010

La leggenda dei monti naviganti

Ecco il titolo del libro che ho promesso a Costi di pubblicare come promemoria. E' un esametro. Non l'ho scoperto io, anche se ho controllato contando le sillabe sulle dita, lo dice l'autore, Paolo Rumiz, che vi ho citato due post fa. Ringrazio Dani per avermelo prestato e la avviso che lo terrò in ostaggio un altro po'. Racconta di due incredibili viaggi: il primo del 2003 attraverso le Alpi, con vari mezzi, dall'auto al treno alla bicicletta, il secondo, nel 2006 lungo gli Appennini a bordo di una Topolino del 1953. Credo sia una delle cose più belle che ho letto negli ultimi anni. E' bello per quel che racconta: itinerari secondari per un'Italia quasi sconosciuta - e vera - che resiste con coraggio all'omologazione forzata della modernità; personaggi memorabili, dal violoncellista che fa suonare le foreste alle pastore sannite; paesaggi d'incanto; un mondo di storie dimenticate. Ed è bello per come lo racconta: una lingua meravigliosa, elegante, che abbraccia tutti i registri, consapevole della sua musica e del valore delle parole.
"Lontano dai luoghi della finzione e del frastuono" racconta il giornalista,che si è fatto Trieste Istanbul in bicicletta, cita Tolkien e ha una passione, che condivido, per i toponimi strani e per le utilitarie, "ho attraversato a volte una soglia invisibile e scoperto luoghi dello spirito...in questi spazi la parola - il logos - sembra riacquistare senso e rigenerarsi come in una cassa armonica. Qui il pensiero si espande naturalmente, e naturalmente incontra il Sacro, se non altro per il bisogno fisico di superare i contrafforti che gli chiudono l'orizzonte". Buona lettura e...buon viaggio!

mercoledì 21 aprile 2010

Arte taumaturgica

Ieri al Regio, all'intervallo tra un dolore e l'altro del povero Werther, una signora ha confessato che soffre d'insonnia ma, quando viene all'opera, poi, dorme come un angioletto.
Niente di strano. E' da quando ho smaltito un misto di raffreddore & nausea ai Capitolini di Roma, tra un incontro con la Lupa e cinque minuti di catalessi nella stanza di Guido Reni, che sono certa del potere taumaturgico dell'arte. Credo, però, che perché funzioni (quando funziona...) debba esserci, a monte, un minimo di passione; perché le passioni, quali che siano - per l'arte, la musica, la danza, lo sport, la cucina, sia approfondite con costanza sia approcciate da orecchiante - fanno sentire vivi, fanno stare bene, chiedono, per loro natura, di essere condivise. A una sola condizione: devono essere vere.

venerdì 16 aprile 2010

Consoliamoci

La turnata di compleanni di marzo-aprile si è ufficialmente conclusa.Prossimo appuntamento a giugno.
A tutte le ciose con un anno in più sulla cresta dedico idealmente (non ne è rimasta più neppure una briciola) le due torte che ho preparato per addolcire il passaggio: a sinistra la cioccolatina, a destra una crostata di mirtilli. Auguri ipercalorici.

lunedì 12 aprile 2010

Ulisse

“Mi chiedo se la forza del racconto non nasca nell'uomo da millenni di cammino, se il narrare (assieme al cantare) non nasca dall'andare. E se il nostro mondo abbia disimparato a raccontare semplicemente perché non viaggia più.” (Paolo Rumiz, È Oriente)

Domani invecchio. Ringrazio Moki per gli auguri anticipati. Pensavo che le cose che più mi mancano degli anni tra le superiori e l'università sono le gite con chitarra al seguito pigiate sulle auto degli amici più grandi o delle amiche neopatentate, sia che fossero per un pic nic in Appennino (avevamo coniato il verbo "impratarsi" per indicare l'ardua scelta di un luogo adatto alla sosta), o per qualche meta di poco più esotica e, ancora, le serate passate a cantare fino a perdere la voce con un repertorio che andava, senza soluzione di continuità, dai cori alpini a Ligabue. Poi, sono da sempre convinta che la capacità di raccontare sia una cosa meravigliosa e ho grande ammirazione per chiunque la possieda, scrittore, attore o cantante che sia. Per questo mi è subito piaciuta la citazione di cui sopra, scovata in internet mentre cercavo qualche notizia su questo giornalista-viaggiatore, di cui mi è capitato di leggere qualche giorno fa un delizioso reportage su un epico viaggio in treno attraverso le linee secondarie d'Italia lungo quanto la Transiberiana: un'impresa di fronte alla quale i nostri record (3 treni e una corriera per Camaldoli e 3 treni per Trieste, patria tra l'altro, del suddetto giornalista) non possono che impallidire; ma pure restano nostri, degni di essere ricordati e raccontati, tanto quanto il viaggio di un certo Ulisse... Mioddio che voglia di vacanze!

martedì 6 aprile 2010

Treno in transito al binario tre

Dopo tutto avevamo dei precedenti. Come non ricordare la gita al parco Sigurtà trasformatasi in un pic nic indoor a casa di Meg causa pioggia, o la scenografica tempesta a Bardi? Ormai dovremmo saperlo che le ciose in viaggio a Pasquetta (e non solo) tendono a scatenare la furia degli elementi. Perché stupirsi, dunque, se, partite da Parma con un accenno di sole, ci siamo ritrovate a Ferrara a rimpiangere un cappotto invernale tra pioggerellina gelata e venticello più triestino che padano? Quindi, dopo la visita d'ordinanza alla mostra della collezione Maeght a Palazzo dei Diamanti (vorrei anch'io in camera una delle installazioni mobili di Calder, ma, soprattutto, sarei curiosa di sapere quanto si divertiva Mirò a inventare i titoli dei suoi quadri), siamo state praticamente costrette a rifugiarci in una pasticceria-bar-ristorante, da cui abbiamo trovato il coraggio di uscire (dopo primo, secondo, dolce e caffè...) solo quando il tempo si è rimesso al bello. Poi, che colpa abbiamo noi se, appena fuori, siamo incappate in un mercatino di chincaglieria varia che ci ha sbarrato la strada? Liberateci dal vigliacco assalitore (previo acquisto di anellini,collanine, braccialetti a mo' di riscatto) siamo riuscite a visitare il Duomo, a passeggiare attorno al Castello (chiuso e vagamente fontanellatesco), a infilarci nella chiesa del Gesù, con il suo notevole compianto sul Cristo morto di fine Quattrocento, e a mettere il naso nel paradisiaco giardino della Certosa, prima di reimbarcarci sul treno del ritorno. Stavolta è andata così. E poteva andare peggio, visto che, su un pilastro di un palazzo in centro erano indicate le piene del Po, la più alta delle quali ci sovrastava di almeno quattro metri... Per le prossime volte, propongo di ripetere, prima della partenza, a mo' di mantra propiziatorio per tempi migliori il titolo di questo post. Suona più o meno come "Trentatrè trentini", ma ha in più quell'idea avventurosa e liberatoria che dà il balzare su un treno in corsa senza sapere dove porterà.

giovedì 1 aprile 2010

L'Aprile!

"E mi sembrava quasi un'eternità
che non salivo scalza sopra quel glicine
in penombra ti guardavo dormire
nei capelli tutti i nidi d'aprile"

(I venti del cuore, M. Bubola - P. Fabrizi)

Scusate, lo so che questa è una botta di egocentrismo, ma che ci posso fare se il mese di nascita è una delle pochissime cose che non cambierei?
Saluti folli, luminosi, scostanti e piovosi... come l'Aprile!
E tanti auguri a Moki, che non è affatto un pesce, ma direi, piuttosto, una tigre della Malesia...